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9 ago

Acea, 100 milioni per la rete. “Così rinunceremo all’acqua di Bracciano”

“Guardi che acque cristalline, che bellezza”, dice Marco Roncarà, anguillanese doc che in questo torrido agosto passeggia in bermuda sul semideserto lungolago di Anguillara. “Non è come lo raccontano: paragonano sempre Bracciano a Bolsena. A me è venuto addirittura il dubbio che abbiano paura che i bagnanti sporchino l’acqua. Quell’acqua che deve andare a rifornire Roma. Ma come vede, il lago non puzza, non è sporco. Eppure quest’anno non c’è quasi nessuno: gli stabilimenti sono vuoti. Ed è come se tutti si fossero passati la parola: a Bracciano non andate, ci sono le alghe, non c’è più acqua. Che tristezza”. Scuote la testa e si allontana, continuando a guardare lo specchio appena increspato del suo lago.

E che in questi giorni di prosciugamento selvaggio, con le captazioni Acea che ne hanno ridotto il livello, sono tutti preoccupati. Sentendosi molto abbandonati. Perché non c’è soltanto il problema lago che si prosciuga, che non è poco, ma anche di tutta un’economia che va a rotoli. “Per noi gli incassi quest’anno sono stati, a dir tanto, del 50 per cento rispetto allo scorso anno “, raccontano per esempio i 22 gestori degli stabilimenti di lungolago delle Muse. “Stiamo fallendo: e tutto perché l’informazione che arriva ai turisti è che non c’è acqua, tutto è un disastro e ai limiti del decoro. Qui non viene più nessuno”. E in effetti, ad agosto inoltrato mentre in altri anni si fanno code chilometriche con la macchina e per trovare una sdraio bisogna passare la notte qui, come di fronte al botteghino per riuscire a prendere i biglietti per il concerto dell’anno, oggi c’è una persona ogni dieci sdraio, posto a volontà e nessuna fila.

Le alghe sono le prime responsabili di questa situazione. O meglio, quello che si pensa delle alghe: c’è effettivamente una grande proliferazione. Ma come spiega il professor Loreto Rossi ordinario di Ecologia alla Sapienza di Roma “le alghe non sono nocive in sé e non sono neanche degli organismi che devono incutere particolare timore. Semmai il problema è che un’alga autoctona, la Isoetes Sabatina, di particolare importanza per la biodiversità del lago, che in tutta Europa si trova soltanto qui, proprio in virtù delle captazioni e del drastico abbassamento del livello delle acque, sta rischiando l’estinzione. Oltre al fatto che il luccio di questa parte di lago ormai non si riesce a pescare quasi più. E questo è un vero e proprio danno ambientale, oltre a molti altri. Si dice che non vi siano studi che sostengano questi danni: ma ne esistono un centinaio pubblicati su riviste di grande rilievo scientifico”. Tanto che “il vero danno è la perdita progressiva delle capacità autodepurative delle acque del lago”.

Già da gennaio, racconta il comitato di difesa del bacino lacuale di Bracciano Martignano presieduto da Graziarosa Villani, “Si sapeva che si sarebbe verificata questa situazione e tra gli esercenti balneari, c’è chi sostiene che la Regione, che quest’anno ha preso la competenza arenile, abbia subordinato la concessione degli arenili a una serie di prescrizioni quasi impossibili da adempiere”.

Proprio ieri poi, Acea, rispondendo alla richiesta seguita a un Freedom of information act, cioè una richiesta di accesso agli atti per capire quale sia veramente la situazione delle captazioni al lago di Bracciano, ha comunicato che: “Per avviare ed eseguire opere di monitoraggio, riparazione, bonifiche e potenziamento impiantistico della rete gestita da Acea Ato 2, atti a scongiurare l’uso della fonte strategica di Bracciano, saranno necessari circa 80/100 milioni di euro, che saranno reperiti all’interno del bilancio della società”.

Perché l’altro grande problema che ha contribuito a creare la situazione del lago di Bracciano, è la situazione delle tubature a roma: che da oltre cinquant’anni non vengono sottoposte a manutenzione, fatto, questo, che ha portato all’attuale situazione: oltre 44% di perdite di acqua nella città di Roma è dovuta allo stato degli impianti.

Tra ordinanze e ricorsi al Tribunale Delle Acque la situazione Acea-lago di Bracciano è diventata particolarmente ingarbugliata. Con tanto di avviso di garanzia al presidente dell’Acea, Saccani. E con due ordinanze della regione Lazio, la prima che chiedeva

l’interruzione immediata delle captazioni, la seconda, frutto evidente di mediazioni, siglata da tutti gli attori in campo, sindaca Virginia raggi inclusa, he ne stabiliva la fine per il primi settembre. Di mezzo c’è stato anche un ricorso al tribunale delle acque da parte proprio da parte della sindaca. L’Acea dichiara che 100 milioni di euro sarebbero necessari a riparare le tubature e la situazione dello stato di manutenzione degli impianti nella città di Roma.

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