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7 lug

Alatri, 18 anni di carcere per l’uomo che uccise la moglie davanti ai figli

Diciotto anni di reclusione per omicidio volontario. Con la sentenza emessa in giornata dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Frosinone, Antonello Bracaglia Morante, è giunta una prima risposta sul fronte giudiziario a quello che è stato più volte presentato come uno dei peggiori casi di femminicidio degli ultimi anni, con una donna massacrata di coltellate dal marito all’interno della loro abitazione di Alatri, antico centro ciociaro alle pendici dei monti Ernici. Una storia di disagio, di mancate risposte da parte dello Stato verso vicende familiari difficili e potenzialmente esplosive, che ha lasciato orfani di madre e con un padre diventato un assassino due bambini di 6 e 14 anni.

Emiliano Frocione, 37 anni all’epoca dei fatti, dopo aver avuto problemi di droga ed essere passato dal carcere all’affidamento ai servizi sociali, due anni fa sbarcava il lunario lavorando come operaio per il Comune di Alatri. La moglie invece, Alessandra Agostinelli, 35 anni, originaria di Genzano, dopo un lavoro come commessa in un negozio, era in quel momento disoccupata. I rapporti tra i due si erano fatti tesi. Si erano anche rivolti alla Asl, per un sostegno psicologico, e vivevano di fatto separati in casa. Il 9 settembre 2014 la mattanza. Secondo gli inquirenti, diventato folle di gelosia vedendo la moglie chattare con amici, il 37enne avrebbe picchiato selvaggiamente la donna, lasciandola poi sanguinate a terra, e sarebbe entrato in bagno a fare una doccia. A quel punto la 35enne, provata dai tanti maltrattamenti, avrebbe ferito con un coltello il marito, che avrebbe però ben presto avuto la meglio su di lei e, alzato al massimo il volume della tv, l’avrebbe massacrata con 17 coltellate, salvo poi ferirsi a sua volta, tentando il suicidio. Una scena raccapricciante quella apparsa al papà dell’imputato che, riaccompagnando a casa il nipote più piccolo, si trovò davanti a quei corpi insanguinati. Dopo perizie e accertamenti tecnici, la difesa ha invece sostenuto che la donna, non avendo tollerato che il marito l’avesse tradita con una cugina, lo raggiunse in bagno e lo accoltellò, cercando di ucciderlo, salvo poi scatenarsi tra i due una colluttazione in cui Frocione restò gravemente

ferito ma la 35enne perse la vita.

“Non si è trattato di un caso di femminicidio, come ha cercato fino alla fine di sostenere l’accusa, tanto che il mio cliente è stato assolto dall’accusa di maltrattamenti”, dichiara il difensore dell’imputato, l’avvocato Enrico Pavia. Tra 90 giorni il giudice depositerà comunque le motivazioni della sentenza e già si profila un secondo round in Corte d’Assise d’Appello.

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