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24 mar

Alessandro Mannarino: “La mia colonna sonora segue le strade del Brasile”

L’ASCESA di Alessandro Mannarino non si arresta: per la prima volta il cantastorie suona stasera e domani al Palaeur. Segno di quanto il pubblico apprezzi l’originale musicista che in 10 anni ha graffiato i codici della canzone romana rimescolandola a rock, blues e persino samba. Come nel recente disco, “Apriti cielo”.

In questo lavoro ha intitolato un pezzo “Roma”. Cosa l’ha ispirata che non era già finito nei precedenti tre album?

“Roma è una città bellissima, la città dove sono nato. Quando cammino mi stupisco ogni volta di più davanti a qualcosa che magari avevo già visto. O magari no. Ma questo stupore non basta più: è arrivato il momento in cui dobbiamo diventare belli anche noi che l’abitiamo”.

Per citare “Apriti Cielo”, con chi ha “un grande appuntamento”?

“Con la vita. E’ un’occasione unica e irripetibile. Ultimamente ho rivisto in qualche canale l’intervista a Borges di Minà per Blitz. Alla domanda quale fosse il posto più importante nella sua vita rispose: “Qui e adesso. Dove sono ora”. Dove sono io in questo momento? A fare le prove per il concerto…”

Quando è stato “quello che non era”? E come ha fatto a “ritrovare se stesso”?

“In “Apriti Cielo” c’è la presa di coscienza di essere nati per un altro tipo di vita. C’è di mezzo parecchio della cultura in cui viviamo, ci danno degli schemi, ci ingabbiano in un sistema sociale che sembra in antitesi con l’essere umano, anzi sembra fatto apposta per distruggerlo. In alcuni momenti sono stato male ed è stato allora che ho capito quello che volevo. Li ho ritrovato me stesso, affrontando lo stare male. Non mi sono accontentato e ho iniziato a cercare altre risposte”.

Nei suoi dischi si fa spesso il giro del mondo a tempo di musica…

“Si parte dai suoni di Roma, che poi si contaminano

con le colonne sonore dei miei viaggi soprattutto in Brasile. Con l’idea di raccontare la vitalità di questo grande Paese. Dove tra la favela più povera al mondo e il quartiere più ricco ci passa una strada. Per poi andare tutti insieme a ballare il samba a Carnevale… Quello brasiliano è un popolo che non si tira indietro di fronte all’occasione della vita, vive senza lasciarsi abbattere dal pensiero depressivo. Questo ho voluto riportarmi indietro”.

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