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26 gen

Anno giudiziario, il pg Salvi: “Nel Lazio minaccia mortale criminalità. Regeni, nostro impegno non verrà meno”

“La minaccia che viene nel Lazio intero alla tenuta della legalità dinnanzi al diffondersi di forme diverse di criminalità organizzata può essere mortale”. È questo uno dei punti toccati dal Procuratore generale presso la corte di appello di Roma Giovanni Salvi nella sua relazione per l’anno giudiziario. Salvi ha parlato anche della decisione di impugnare la sentenza di primo grado del processo Mondo di Mezzo. E sul caso Regeni ha sottolineato che l’impegno per la ricerca della verità “non verrà meno”. Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini ha invece detto come sia “maturo il tempo per avviare un grande progetto per una nuova e moderna sede degli uffici giudiziari della Capitale”.

“Alla pervasività di organizzazioni camorristiche nel sud della Regione, alla lenta conquista del mercato e delle imprese da parte della ‘ndrangheta, alla persistenza delle infiltrazioni di Cosa Nostra si accompagnano nuove organizzazioni, su base etnica o che sfruttano la particolarita’ della struttura sociale, economica e politica della Capitale e la debolezza della struttura politica”, ha spiegato Salvi, secondo cui “alla realtà delle infiltrazioni delle mafie storiche, si affianca stabilmente quella delle organizzazioni autoctone, che operano con modalità differenziate a seconda delle aree di interesse e dei settori economici coinvolti”.

“Alcuni hanno gioito alla decisione del tribunale di Roma che ha ritenuto di escludere il carattere mafioso dell’organizzazione cosiddetta ‘Mondo di Mezzo’. Dunque a Roma la mafia non esiste! La Capitale deve essere risarcita per il suo buon nome infangato!”, ha proseguito poi Salvi spiegando perchè il suo ufficio ha deciso di impugnare la sentenza di primo grado dello scorso luglio che condannando l’ex Nar Massimo Carminati e il ras delle cooperative Salvatore Buzzi, rispettivamente a 20 e 19 anni di reclusione per una serie di episodi di corruzione, senza il riconoscimento del 416 bis e dell’aggravante del metodo mafioso. “Abbiamo impugnato la sentenza in questione, cosi’ come quella della corte d’appello che escludeva il carattere mafioso del clan Fasciani, ottenendo qualche giorno addietro una decisione della Cassazione che torna, ancora una volta, a fare chiarezza su punti di diritto, in verita’ gia’ molto chiari”.

“L’impegno del nostro Paese per l’accertamento della verità e per la punizione dei colpevoli dell’assassinio di Giulio Regeni non verrà meno”, ha poi affermato Salvi. “Impegno” che il magistrato ha ribadito di recente, parlando in materia di contrasto del terrorismo, ospite dal Parlamento Arabo al Cairo. “Abbiamo imparato negli anni – ha aggiunto il Pg – quanto questo impegno sia difficile e al contempo parte ineliminabile di una società democratica e aperta”.

Il vicepresidente del Csm Legnini ha invece sottolineato nel suo intervento “risultati e difficolta’”, “luci e ombre” sulla situazione del distretto giudiziario di Roma. Alcuni “affanni”, ha sottolineato Legnini, “hanno radici antiche riferibili alla schiacciante mole di contenzioso che fa, di questo distretto, il primo in assoluto tra i 26 che compongono la struttura giudiziaria nazionale”. Per Legnini è “maturo il tempo per avviare un grande progetto per una nuova e moderna sede degli uffici giudiziari della Capitale, la sede più grande o tra le più grandi d’Europa. So che idee e iniziative sono state messe in campo ma credo sia non più rinviabile la necessità di collocare tale finalità tra le priorità infrastrutturali della nostra Capitale, un ambizioso progetto, capace di mobilitare energie e di migliorare la vita degli operatori della giustizia e di una parte importante della città di Roma. La situazione dell’edilizia giudiziaria a Roma è molto grave”.

“L’amministrazione della giustizia si svolge da sempre in condizioni molto difficili. Si continua a lavorare in condizioni di emergenza: per superarla è indispensabile il permanere dell’impegno di tutti gli addetti (personale giudiziario e avvocati)”,

ha confermato anche il presidente della corte di appello di Roma Luciano Panzani. Occorre dare atto al Governo e al ministro della Giustizia “di un’attenzione concreta e di un’azione efficace verso tali problemi. Come mai in passato, sono stati adottati provvedimenti sul fronte delle scoperture degli organici amministrativi, su quello dell’informatizzazione del processo civile e penale, sulla gestione degli immobili in cui hanno sede gli uffici giudiziari”.

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