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22 ago

Anti-terrorismo, a Roma centro blindato in attesa delle fioriere

Un centro storico militarizzato ma senza barriere. È il volto di Roma dopo l’innalzamento delle misure di sicurezza volute dal ministro Marco Minniti all’indomani dell’attentato di Barcellona e raccolte dalla prefetta Paola Basilone. Via dei Fori Imperiali, Fontana di Trevi, piazza Navona, via del Corso: una sorta di restyling dei dispositivi già attivi dopo gli attacchi di Nizza e Berlino, ma niente di più. Le camionette dell’esercito sono posizionate al centro della strada, i militari impugnano i mitra e raccomandano a turisti e passanti di non fare loro nè foto nè riprese video. “Ai monumenti sì, ma non inquadrate noi”, ripetono. Una prescrizione che arriva dall’alto per non dare vantaggi strategici a chi potrebbe pianificare un attacco.

Nessuna fioriera, né transenna nuova dunque. Il motivo lo spiega un investigatore. “Abbiamo voluto rimodulare il dispositivo di sicurezza ma senza cambiare il volto di una città”. Un messaggio chiaro, inequivocabile: i controlli ci sono, e sono massicci, ma non si modificherà la fisionomia di una città a misura di “terrorismo”. Le fioriere dunque saranno aggiunte solo in largo Goldoni, uno snodo a cui molte arterie confluiscono su via del Corso. Un crocevia considerato a rischio per la conformazione geografica. Ieri però ancora non erano state posizionate, “spetta al Comune a cui è stato comunicato di installarle”, dicono dalla prefettura. In attesa che il Campidoglio lo faccia, sono stati anticipati gli orari della sorveglianza delle forze dell’ordine. Per il resto, nessuna transenna sarà aggiunta a quelle – poche – già presenti. “Impensabile metterle spiegano ancora da palazzo Valentini – sarebbe un danno non solo ai commercianti ma anche per i residenti. Gli standard di sicurezza sono elevatissimi e non occorre mettere altro in questa parte della città”. Ad eccezione di largo Goldoni, appunto.

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Sotto l’ambasciata spagnola, con la bandiera ancora a mezz’asta, in piazza di Spagna, un altro convoglio dell’esercito presidia l’area non solo con la camionetta ma anche con transenne. Anche loro impediscono di fare foto. Sbarramenti visibili a parte, c’è un dispositivo “invisibile” di centinaia di uomini che si muove silenziosamente accanto a quelli in divisa. Poliziotti su scooter, carabinieri in borghese seduti su gradini di piazza Navona che sembrano bivaccare ma che in realtà sorvegliano tutto. Insospettabili coppie in calzoncini e zainetto che camminano tra i turisti ma hanno l’auricolare all’orecchio e sono pronti a intervenire laddove si presentino situazioni di pericolo.

A pensare che, non più di un mese fa il cantante degli Smitshs, Morrisey, dopo aver imboccato contromano via del Corso a folle velocità, si lamentò di essere stato fermato dalla polizia, viene quasi da sorridere oggi.

Chi cammina per le strade del centro storico cerca con lo sguardo continue conferme dai militari fermi a vigilare. Sono rassicurati dalla loro presenza. “Meglio una foto vista Colosseo con militare che la possibilità per un pazzo con una cintura piena di esplosivo arrivi all’improvviso a seminare morte”, dichiara Paolo Fiori, un vacanziere toscano. Si è pronti anche a rinunciare alla foto ricordo della Città Eterna perfetta in tempi in cui la paura di un attacco viaggia da un paese all’altro dell’Europa. Così anche i commercianti di via del Corso. Nessuno si lamenta della strada chiusa da piazza del Popolo da un furgone militare. “Siamo contenti della loro presenza

– dicono – ci dispiace solo vederli sotto al sole bardati in quelle divise tutto il giorno con questo caldo. Ognuno di noi, a turno, si avvicina per chiedere se vogliono acqua o qualcosa di fresco”. Solidarietà in tempi di terrore. A Fontana di Trevi una giovanissima donna dell’esercito schiena a schiena con un collega, con lo sguardo rivolto ognuno in una direzione, suda da sotto il basco. Si passa una bottiglietta di acqua gelata sulla fronte e torna a impugnare il mitra.

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