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30 mag

Antimafia, 14 impresentabili alle elezioni, tutti candidati in liste civiche. Bindi: “Sono un varco per le cosche”

Sette di loro si sono candidati a Battipaglia, ma ce sono cinque anche a Roma – un aspirante consigliere comunale e quattro in corsa in un municipio della periferia romana – e altri due sono in corsa in due piccoli centri calabresi. Nessun esponente di partito, sono tutti in lizza nelle liste civiche.

Ecco i 14 candidati “impresentabili”, quelli finiti nel mirino della Commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi, perchè condannati o con processi di rilievo in corso, e con otto di loro certamente hanno prodotto certificati falsi. E nella lunga relazione resa nota oggi a palazzo San Macuto si sottolinea anche che uno dei tredici candidati sindaci della Capitale è stato arrestato in flagranza per furto aggravato nel dicembre 2013. Non ne viene indicato il nome, ma emerge che si tratta di Simone Di Stefano, candidato sindaco di Casapound, condannato a tre mesi di reclusione e a una multa di cento euro per il furto della bandiera Ue nel corso di un movimentato blitz nella sede dell’Unione europea a Roma.

L’ Antimafia ha vagliato i curricula di oltre 3.200 candidati, di cui 2.220 solo nella Capitale e oggi ha emesso i suoi giudizi. A Battipaglia, in un florilegio di liste civiche, risultano incandidabili Carmine Fasano (Lista Azione civica), Daniela Minniti (lista “Battipaglia popolare”), Lucio Carrara (lista “Battipaglia con cuore), Francesco Procida (Lista Speranza per Battipaglia), Bartolomeo D’Apuzzo (lista “Battipaglia a testa alta”) e Demetrio Landi (Moderati per Battipaglia). Tre di loro sono stati condannati per reati legati a traffico e cessione di stupefacenti, due per bancarotta fraudolenta, uno per riciclaggio e uno per rapina. Avrebbero tutti presentato false autocertificazioni. E, sempre a Battipaglia, Giuseppe Del Percio (lista “Battipaglia-la città che verrà”) condannato in primo grado per violazione delle norme sugli stupefacenti, è candidabile ma se eletto potrebbe essere sospeso ai sensi della legge Severino.

A Roma, tra i candidati in lista nel sesto municipio romano, zona periferica che include quartieri come il Casilino e Tor Vergata, sono impresentabili Antonio Carone (con la lista “Viva l’Italia con Tiziana Meloni”, conterebbe ben 8 condanne definitive), Domenico Schioppa (lista “Iorio sindaco”, condannato in primo grado per detenzioni di armi e, se eletto, va sospeso ai sensi della legge Severino), Antonio Giugliano (lista “Storace-Marchini sindaco”, condannato in primo grado per diversi reati tra cui la tentata estorsione, incandidabile per la violazione del codice di autoregolamentazione) e Fernando Vendetti (lista “Storace-Marchini sindaco”, condannato in primo grado per tentata estorsione, incandidabile per la violazione del codice di autoregolamentazione). L’Antimafia segnala inoltre la posizione di Mattia Marchetti, candidato al Consiglio comunale con la lista Lega Centro, nei confronti del quale è stato emesso decreto che dispone il giudizio immediato per tentata estorsione e dunque dichiarato impresentabile per la violazione del codice di autoregolamentazione. A Scalea l’incandidabilità riguarda Carmelo Bagnato (lista “Per la Tua Città”, con condanna per bancarotta fraudolenta) mentre a San Sostene, in provincia di Catanzaro, Alessandro Codispoti, candidato con la lista civica “Legalità e libertà” ha un procedimento penale in corso e se eletto rischia la sospensione in base alla legge Severino


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Non solo. “Le liste civiche sono un varco per le mafie”, scandisce la Bindi, nel corso di una conferenza stampa a San Macuto. “Conosciamo anche liste civiche con capacita’ di riscatto – ha detto – e non vogliamo certamente delegittimare questi tentativi. Ma il 100 per cento delle liste civiche in quasi tutti i comuni sciolti per mafia, 100 per cento a Morlupo, 100 a Sant’Oreste. Qualcosa vuol dire…”. E però, sempre la Bindi, “è una situazione sicuramente incoraggiante rispetto allo scorso anno. Credo che sia grazie all’attenzione che si e’ creata intorno alla qualita’ della classe dirigente”. Ma, al di là dei singoli casi, emerge un profilo di numerosi candidati che, “al di là degli sbarramenti previsti dalla legge – nota la Commissione – non appare comunque consono alla carica pubblica che aspirano a ricoprire”.

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Il voto finale alla relazione è stato unanime, favorevole anche Forza Italia. E con un particolare allarme sulla vicenda “devastante” di Platì, per usare le parole del vicepresidente Claudio Fava: nel comune della Locride in cui la dem Anna Rita Leonardi ha rinunciato a candidarsi “la cosca Barbaro” secondo il parlamentare di Sinistra italiana, “governa per interposta persona”. Qui il Comune “è stato sciolto ben 15 volte e si votano due liste civiche tutte formate da candidati legati ad amministrazioni precedenti che hanno provocato lo scioglimento”.

Quanto al voto del 5 giugno, “queste sono le elezioni del trasformismo” ha sottolineato la presidente Bindi, “con esponenti di centrodestra e centrosinistra che spesso si mescolano nelle liste civiche”. E ancora la Bindi: “In un comune abbiamo trovato che le famiglie ‘ndranghetiste hanno piazzato i propri candidati in tre liste diverse”. E alla domanda su quale comune fosse, la Bindi ha risposto che “Diano Marina potrebbe rappresentare questo caso d’interesse”.

Sotto la lente erano finiti gli aspiranti candidati in molti comuni calabresi e campani, ma anche i laziali Sant’Oreste e Morlupo nel Lazio e, al nord, cittadine, appunto, come Diano Marina. Tra loro, sotto osservazione anche Roma, ritenuta a tutti gli effetti ad alto rischio infiltrazione.

I comuni al vaglio hanno tutti qualcosa in comune: o sono stati sciolti per mafia e il 5 giugno tornano al voto oppure sono quelli in cui la Commissione antimafia ha fatto un sopralluogo negli ultimi tre anni. Dopo l’ultima verifica, da 15 i comuni sotto esame sono scesi a 13, due in meno. Ma non per loro virtuosismi: San Luca, in provincia di Reggio Calabria, è uscito dall’elenco in quanto alle elezioni non si è presentato nessun candidato e non c’è neanche Trentola Ducenta, in provincia di Caserta, perché nel frattempo il comune è stato sciolto per mafia.

Restano quindi gli esiti delle verifiche su 13 comuni: in primis Roma e, nel Lazio, anche i comuni di Sant’Oreste e Morlupo, poi San Sostene e Badolato, in provincia di Catanzaro, Joppolo e Ricadi, in provincia di Vibo Valentia, Scalea in provincia di Cosenza e Platì in provincia di Reggio Calabria. In Campania, Villa di Briano in provincia di Caserta e Battipaglia in provincia di Salerno. Ma sotto la lente ci sono anche il comune ligure di Diano Marina, in provincia di Imperia, e Finale Emilia, in provincia di Modena.

Il 27 aprile scorso la relazione sulla trasparenza delle candidature e sull’efficacia dei controlli contro le infiltrazioni mafiose presentata dalla Bindi aveva sottolineato i rischi che gli enti locali fossero usati come un varco. Tra i punti chiave a cui sono seguite proposte al governo per migliorare i controlli, anche in relazione alla legge Severino, la relazione invitava a rendere più efficaci le norme sullo scioglimento dei comuni e allungare i tempi per i controlli delle commissioni elettorali. Lamentava anche l’assenza del casellario dei carichi pendenti nazionale.

Non emergerebbe, al momento, un altro caso De Luca, quello che un anno fa travolse di polemiche la Commissione. Nel 2015 tra i nomi degli impresentabili apparve anche quello dell’allora candidato governatore della Regione Campania per il Pd, Vincenzo De Luca, con l’esponente dem, renziano, che rovesciò anatemi e una denuncia contro la Bindi, accusandola di aver usato il suo ruolo per regolare i suoi conti interni con il partito. De Luca si è candidato lo stesso ed è stato eletto e il gip ha archiviato la querela per diffamazione.

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