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5 lug

Aprilia, 88enne uccisa il 10 giugno, arrestato il figlio

Ha chiesto aiuto, si è disperato, ha pianto, anche davanti alle telecamere, ma a distanza di neppure un mese dalla feroce aggressione di Rosa Maria Grossi, 88enne di Aprilia, si è scoperto che a ucciderla è stato proprio lui, il figlio che ogni giorno si recava a casa della mamma per accudirla.

Il matricidio. Un matricidio dunque quello compiuto il 10 giugno scorso nelle campagne del nord della provincia di Latina, un tempo cuore industriale del territorio pontino. Tra i tanti silenzi di queste ore da parte degli investigatori la verità infatti alla fine è emersa: in stato di fermo da martedì sera, dopo aver confessato il delitto, si trova non un parente qualsiasi della vittima, ma appunto il figlio, il 62enne Giovanni Zanoli.

Uccisa a calci e pugni. Quando il 10 giugno scorso venne dato l’allarme, Zanoli riferì ai carabinieri di essersi recato, come ogni giorno, a casa della mamma, in via Selciatella, per aiutarla nelle faccende domestiche, e di averla trovata ancora a letto, in un lago di sangue. L’abitazione era a soqquadro e una finestra rotta. “Si tratta dell’ennesima vittima di qualche balordo, pronto a uccidere per rubare pochi spiccioli”, fu il messaggio che si diffuse in fretta da Aprilia. Rosa Grossi era stata letteralmente massacrata di calci e pugni e, ricoverata all’ospedale “Goretti” di Latina, spirò dopo 12 ore. I carabinieri apparvero però subito niente affatto convinti della rapina degenerata e iniziarono in fretta a battere la pista familiare.

“Ci rivedremo”. Zanoli intanto parlò anche davanti alle telecamere di “Quinta Colonna”, mostrandosi disperato. “Non aveva niente, neanche si muoveva”, disse riferendosi alla madre. E alla domanda su cosa avesse voluto dire a Rosa Grossi, se ne potesse avere la possibilità, rispose piangendo: “Ciao, arrivederci, ci rivedremo”.

La messinscena. Quella del 62enne sarebbe però stata appunto altro che una messinscena. Messo alle strette dai carabinieri, martedì scorso ha confessato e ha ribadito la sua confessione davanti al pm di Latina, Marco Giancristofaro, che ha disposto per lui il fermo con l’accusa di omicidio volontario. Nella tarda serata per l’apriliano si sono così spalancate le porte del carcere di Latina.

“La confessione è piena”, assicurano dal comando provinciale dei carabinieri di Latina. E aggiungono: “Non possiamo fornire altri dettagli essendo ancora in corso le indagini”. “Non proprio una piena confessione”, si limita invece a dire il difensore, l’avvocato Vittoria Longo. Ma sul movente, che sembra essere stato circoscritto a quello della discussione per motivi futili, nessuno parla, nell’attesa che Zanoli venga interrogato dal gip.

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