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1 ago

Atac, la scommessa Simioni dal piano fantasma sulle spa alla nomina

Avrebbe dovuto risanare tutte le controllate del Comune di Roma e alla fine gli hanno assegnato la peggiore. La parabola del nuovo amministratore delegato di Atac, Paolo Simioni, assomiglia alla più azzardata delle scommesse. Dopo mesi di lavoro al fianco dell’assessore alle Partecipate Massimo Colomban trascorsi ad elaborare un piano di risanamento che nessuno finora ha mai visto, il manager viene promosso alla guida della più grande delle controllate comunali.

L’uomo i numeri ce l’ha: nel suo curriculum figurano esperienze all’aeroporto di Venezia, Brescia, Bruxelles e nella società Centostazioni delle Ferrovie dello Stato. Ma il boom lavorativo si è consumato a Roma dove è riuscito a maturare contemporaneamente un’esperienza nelle tre più importanti società del Campidoglio: Atac, Ama e Acea. Il suo arrivo alla guida del tavolo tecnico voluto da Colomban è stato infatti premiato con un contratto annuale da 240mila euro, diviso in parti uguali tra le tre aziende.

Una soluzione insolita, accettata in nome della qualità del manager e della fiducia che ripongono in lui i suoi sostenitori. Una fiducia che porta il marchio dell’assessore alle Partecipate che, dopo aver annunciato l’addio al Campidoglio a settembre, ha blindato i suoi uomini migliori mettendoli a presidiare il nascente cda di Atac.

Oltre a Simioni, che prenderà la carica di presidente e amministratore delegato, la commissione Mobilità del Campidoglio ha dato ieri parere favorevole alla nomina di Cristiano Ceresatto, attuale capo staff di Colomban, e di Angela Sansonetti (consigliera del Fondo pensione Cometa: “Che c’entra il Fondo pensioni dei metalmeccanici e dei dipendenti del settore orafo con Atac?”, si chiede polemicamente il dem Anzaldi). A loro si aggiungono i membri del collegio sindacale (Valeria Fazi, Giovanni Palomba, Eugenio D’Amico, Giovanni Rossi e Fiorella Pezzetti) ai quali sarà affidato il difficile compito di controllare la gestione dell’azienda.

Dalle porte girevoli esce invece l’amministratore unico Manuel Fantasia, che segue a pochi giorni di distanza il direttore generale Bruno Rota, colpevole di aver dichiarato pubblicamente il rischio cui era esposta Atac. Per quelli che lo sostituiscono, la sfida non è molto diversa. E nemmeno il cammino da seguire. Ieri l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, ha lasciato aperte tutte le ipotesi, compresa quella del concordato preventivo. “Il cda – ha detto la Meleo – lavorerà per vagliare tutte le soluzioni possibili e individuare tutte le strade percorribili con questo unico obiettivo, ridare ad Atac la condizione di normalità che deve avere qualunque azienda a partecipazione pubblica. Non ci sarà alcun fallimento”.

Ancora una volta, la questione industriale diventa politica. Il concordato preventivo

dispone un congelamento dell’azienda per due anni, che passa sotto la gestione del tribunale con l’obiettivo primario di pagare i creditori senza interrompere l’attivit aziendale. Forse la soluzione migliore per Atac ma non per Virginia Raggi che – nonostante i casi analoghi in giro per l’Italia – dovrebbe spiegare ai suoi elettori perché, dopo tanti anni e tanto debito, è stata proprio lei a portare i libri di Atac in tribunale.

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