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23 gen

Atac, rischio buco da 1 miliardo e assunzioni per 623 autisti

Il piano di concordato (votato con 27 voti a favore e 6 contrari, astenuto il Pd ndr.) imposto dai Cinquestelle non è solo del tutto insufficiente a salvare Atac, ma rischia di far saltare i conti del Campidoglio. Perciò, una volta presentato in tribunale ( venerdì), dovrà essere riveduto e corretto. Pena l’apertura di una voragine nelle casse pubbliche: circa un miliardo di euro, la cifra che il Comune prevede di spendere per mettere in sicurezza la sua controllata.

È l’allarme contenuto nel “parere di regolarità contabile” reso lunedì dal ragioniere generale, poi rilanciato anche dal Segretariato e dai Dipartimenti Partecipate e Mobilità. Che così si conclude: “Resta ferma la necessità che subito dopo il deposito della proposta concordataria l’amministrazione capitolina ” si impegni “a migliorare” il piano “nel rispetto dei principi di tutela del patrimonio comunale e del contenimento degli effetti finanziari negativi ” , scrive il ragioniere capo Luigi Botteghi.

La nuova infornata

Se da un lato tutti i tecnici sono d’accordo nel ritenere “insufficienti le previsioni della proposta concordataria ” pure “per quanto concerne la produttività ” , invocando “la necessità” di “ulteriori e significative riduzioni dei costi aziendali anche in materia di personale”, legando “salario accessorio” e “assetto del management”, finora esentati da qualsiasi taglio, a precisi “obiettivi di conseguimento del risanamento ” ( così scrive il vice- segretario Giovanni Serra), dall’altro lato il nuovo piano industriale di Atac ” prevede l’assunzione di 623 autisti a partire dal 2019, a fronte di 207 uscite, con un saldo netto di 416 risorse” (calcola il direttore delle Partecipate L’Occaso). A dispetto dell’alert sul contenimento della spesa per i dipendenti. Il blocco del turnover resta solo per gli amministrativi.

Il rischio ” buco”

Da brividi le stime sul potenziale “buco” del Campidoglio. “In riferimento ai riflessi diretti e indiretti che l’attuazione del piano comporterà sul bilancio e sul patrimonio di Roma Capitale”, il ragioniere ricorda: i 159 milioni stanziati ” per l’acquisizione di autobus nel triennio 2018-2020″; il credito postergato, “pari a 484.748 euro, che determinerà un disavanzo di amministrazione corrispondente; i ” circa 654 milioni” derivanti dal “riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi”, che “il Comune deve ancora riassorbire in rate annuali da circa 28 milioni per ripianare tale disavanzo”; i 52 milioni di “crediti nei confronti di Atac da parte delle società controllate, che avranno ripercussioni sull’equilibrio delle stesse e oneri a carico dell’amministrazione comunale ” . A cui bisogna sommare “gli accantonamenti per il contenzioso nei confronti di Atac per oltre 184 milioni al 31 dicembre 2017, a cui se ne aggiungeranno ulteriori per 54 milioni ” . Ecco perché – “in considerazione dell’impegno finanziario complessivo posto in campo da Roma Capitale, che si aggira intorno al miliardo di euro” e “al fine di contenere ” tale ” esborso ” – sia il ragioniere sia il vicesegretario ritengono “necessaria la rinuncia da parte di Atac di tutte le azioni legali ” contro il Campidoglio.

Obbligazioni illegittime

“Particolare perplessità, sotto il profilo della percorribilità giuridica e della sostenibilità economica desta inoltre la prevista introduzione della facoltà per Atac di emettere strumenti finanziari partecipativi a compensazione parziale dei crediti vantati da terzi creditori chirografari per un controvalore di 430 milioni di euro ” , denuncia in conclusione il vice-segretario generale Serra. In soldoni significa che appare molto dubbia la previsione di rimborsare anche solo parzialmente i debiti verso i fornitori mediante obbligazioni. Nel piano concordatario vengono infatti individuate due tipologie di creditori: i “privilegiati’, che vantano 155 milioni di crediti, verranno soddisfatti per primi e per intero entro il 2019. Gli altri, i ” chirografari”, verranno invece pagati per il 31%

entro il 2021 e il resto in un orizzonte temporale “che potrebbe durare anche decenni” annota il consigliere Fassina. ” L’operazione dispiegherebbe i suoi effetti a decorrere dal 2022 e quindi ad intervenuta cessazione della proroga biennale ” del contratto di servizio “appena concessa ” , sottolinea il vice- segretario, e non è pertanto detto che si possa dimostrare ” la convenienza economica rispetto all’affi-damento in libero mercato”.

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