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16 mar

Atac Roma, il 15% di linee ai privati per salvare l’azienda

Non ci sono risorse per rinnovare la flotta dei bus e bisogna restituire alle banche almeno 80 milioni entro il 2017: secondo i vertici di Atac, non resta che affidare ai privati una parte del servizio di trasporto pubblico.

Lo prevede, nero su bianco, il documento di sintesi delle linee guida del piano industriale 2017-2019 redatto dai vertici dell’azienda e destinato all’amministrazione capitolina. Nel documento, per garantire il servizio, si prevede nel 2017 una nuova operazione di leasing per acquisire 200 mezzi. Ma i soldi non ci sono e per questo il piano prevede la possibilità di subappaltare una parte del trasporto di superficie, “in modo da garantire il raggiungimento degli obiettivi previsti dal contratto di servizio nel 2018 e 2019”. In base all’accordo firmato nel 2015 con Roma Capitale, proprietario unico di Atac, l’azienda dovrebbe percorrere 101 milioni di chilometri l’anno ma al momento ne riesce a garantire circa 85: mancano almeno 15 milioni di chilometri che, secondo fonti interne, Atac potrebbe subappaltare a privati con un risparmio che consentirebbe di aprire una nuova linea di credito per rinnovare la propria flotta. In sostanza l’azienda potrebbe privatizzare fino al 15% del trasporto di superficie, in particolare le tratte degli autobus nelle aree periferiche.

D’altronde per l’azienda percorrere un chilometro ha un costo di circa 5 euro, per un privato 3,5: insomma i conti potrebbero tornare anche se nel programma del movimento fondato da Beppe Grillo una delle cinque stelle prevede un concetto di mobilità condiviso e sostenibile. E degli autobus a metano già finanziati dalla Regione Lazio con fondi Ue, recita il documento, “non si è ancora in presenza di un cronoprogramma certo”. Entro aprile entreranno i 50 bus previsti dall’ultima operazione di leasing e a luglio saranno acquisiti altri 15 mezzi con i fondi giubilari. Ma non basta: il piano industriale ammette che “il 79% della flotta è ormai oltre la vita tecnica utile di 12 anni” e anche “un target di 92 milioni di chilometri è legato alla gestione dei ricambi e della manutenzione”. Non solo. La possibilità di subappaltare il servizio rischia di far saltare il banco con i sindacati. “Se confermata, siamo di fronte a una privatizzazione mascherata che porterebbe solo danni ai cittadini e lavoratori – spiega Daniele Fuligni segretario Filt Cgil di Roma e Lazio – faremo di tutto per opporci”.

Anche la Cisl vuole vederci chiaro e chiede una riunione con i vertici dell’azienda. Ma le carte in mano all’amministratore unico di Atac Manuel Fantasia non sono molte: il piano riconosce che i costi operativi sono diminuiti dai 957 milioni del 2013 a 850 nel 2016 ma ammette che “le risorse previste dal piano investimenti di Roma Capitale per il 2017-2019

non sono sufficienti”.

Ci vuole ben altro per fare cassa: il piano prevede sponsor nelle stazioni della metro e un riesame di agevolazioni e tariffe, con nuovi biglietti non integrati con il metrebus per chi usa solo mezzi Atac. Infine, la vendita del patrimonio immobiliare tra cui la cessione ad Ama della rimessa Vittoria. Ma salvare Atac rimane una corsa contro il tempo: già quest’anno l’azienda deve restituire un debito di almeno 80 milioni alle banche.

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