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2 giu

Basket in carrozzina al Santa Lucia, Bianchini: “Giù le mani dalla squadra, è l’orgoglio della città”

“Quella squadra è l’orgoglio della città, ha tenuto alta la bandiera romana in uno sport che al momento non brilla per i risultati. Chiuderla sarebbe una sconfitta per la capitale, una ferita”. E’ durissimo l’intervento dell’allenatore “Vate” dellla pallacanestro italiana, Valerio Bianchini, sul caso della chiusura del team di basket in carrozzina dell’ospedale Santa Lucia (specializzato nella riabilitazione dei disabili motori e neurologici”. Una decisione presa nei giorni scorsi dal presidente della Fondazione del noscomio, Luigi Amadio, e confermata oggi in un comunicato in cui dichiara che “il Santa Lucia basket non parteciperà al prossimo campionato di Serie A. Purtroppo – dice Amadio – una via d’uscita non c’è. La situazione economica della Fondazione impone di concentrare le poche risorse disponibili sulle attività fondamentali, che riguardano cura e ricerca”.

Il risultato è che la squadra di basket in carrozzina del Santa Lucia, che nel 2015 ha vinto il campionato di Serie A, non parteciperà al prossimo campionato e saranno chiusi anche i team minori, dove si allenano giovani disabili motori under 18 che hanno concluso la terapia riabilitativa nell’ospedale romano. Una scelta contestata anche dal conduttore televisivo e attore Flavio Insinna, che ha definito la cancellazione del team come “un’ingiustizia che colpisce, oltre agli atleti, anche le famiglie di chi soffre”. E sul caso ora interviene anche Valerio Bianchini, l’allenatore che nel 1983 ha portato il Banco di Roma alla vittoria del suo primo scudetto nel campionato di Serie A di basket e che, in seguito, è stato anche commissario della nazionale italiana di pallacanestro.

Bianchini, dagli anni d’oro della sua esperienza con la palla a spicchi nella capitale al buio della notizia della chisusura della squadra del Santa Lucia. Una brutta notizia per la città?

“Chiunque viva a Roma e ami il basket non può ignorare quello che di eccellente hanno fatto i ragazzi del team in carrozzina. In un momento in cui le squadre di vertice della pallacanestro romana, penso alla Virtus, non brillano per i risultati, i campioni del Santa Lucia hanno riportato gli abitanti della capitale nei pallazzetti, sugli spalti. Hanno vinto uno scudetto, dando al pubblico e agli appassionati un motivo per tornare ad affollare gli spalti. Insomma, hanno tenuto alto il nome del basket romano. Vanno premiati, sostenuti. Non cancellati dalla scure dei tagli o vessati dai problemi economici”.

E poi, al di là dei risultati sportivi, la squadra di basket in carrozzina del Santa Lucia ha anche un importante risvolto umano. Quanto conta questo nella vita di un atleta e di un giovane?

“Allenarsi, condividere esperienze, vincere o perdere. Sono tutte esperienze che formano e lo sport ha il merito di insegnare anche a crescere. Ma nel caso dei campioni del Santa Lucia, ragazzi disabili motori, c’è molto di più. Lo sport aiuta a integrarsi, a sorridere, a trovare uno scopo per andare avanti. E con i loro successi questi giovani hanno dimostrato cosa significa lottare per un obiettivo. Giocano su una sedia rotelle, la usano per correre da una parte all’altra del campo. Soffrono, si ribaltano, segnano punti. Il Santa Lucia basket in carrozzina è la dimostrazione che se non ci si arrende di fronte alle difficoltà si può arrivare ai vertici. Quei ragazzi sono un esempio per tutti”.

Il basket in carrozzina è anche una disciplina delle Paralimpiadi. A Rio tra pochi mesi si accenderà la fiaccola olimpica. Roma è candidata per i Giochi del 2024, ma ora si ritrova senza una squadra campione…

“Quella della Fondazione Santa Lucia è una scelta che lascia l’amaro in bocca. Una decisione che suona come una nota stonata per una città che punta ad accogliere le stelle dello sport. Non si può ragionare solo in termini economici. Capisco che ci sono problemi finanziari per l’ospedale, ma certe realtà vanno tutelate e sostenute”.

Cosa si potrebbe fare per salvare il basket in carrozzina dell’ospedale Santa Lucia?

“Credo che solo l’interessamento dei privati potrà forse risolvere la

situazione. Serve il sotegno di sponsor che prendano a cuore le sorti della squadra e, con un impegno a lungo termine, permettano l’iscrizione al prossimo campionato. Ma non dobbiamo pensare solo al team campione: vanno salvate anche e soprattutto le squadre minori. E visto che stiamo parlando di una eccellenza romana, i cittadini della capitale potrebbero a loro volta finanziare la squadra con un crowdfunding. Dobbiamo salvare il Santa Lucia basket. Tutti insieme, è un dovere”.

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