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29 nov

Campidoglio, il dossier Raineri: “Segreti e minacce per farmi fuori”

AL DI LÀ delle notizie di reato che la giudice Carla Raineri ha segnalato personalmente al procuratore Giuseppe Pignatone, e subito finite in un fascicolo per il quale si sta ora valutando l’abuso d’ufficio, il memoriale segreto depositato dall’ex capo di gabinetto del Campidoglio offre uno spaccato inquietante sulle manovre, le minacce e i sotterfugi messi in atto dal “Raggio magico” nei suoi 45 giorni di permanenza a palazzo Senatorio. Un gruppo assai ristretto – la sindaca Raggi, il vice Frongia, il braccio destro Raffaele Marra e il capo segreteria Salvatore Romeo – che sembra colpire chiunque osi mettersi di traverso. Piegando norme e regolamenti ai propri fini.

È una donna ferita, Carla Raineri. Un magistrato che credeva di potersi mettere al servizio di una delle massime istituzioni del Paese per ritrovarsi usata come paravento di decisioni prese da altri, delegittimata solo per aver provato a far rispettare la legge. “Appena insediata in Campidoglio, il 29 luglio 2016, ho subito avvertito intorno a me una crescente ostilità”, scrive Raineri nel dossier, che Repubblica è in grado di rivelare, registrato dalla procura con un protocollo riservato.


Ostilità “sia perché occupavo una casella cui palesemente ambivano altri soggetti molto cari alla Raggi (Frongia, Romeo, Marra) sia perché, da subito, mi sono scontrata con la sindaco sulla procedura di nomina di Romeo, da me ritenuta assolutamente illegittima, e sulla indisponibilità di trattenere Marra nel Gabinetto”, denuncia Raineri. “Mi sono quindi progressivamente trovata collocata (direi letteralmente schiacciata) tra Romeo e Marra. La sindaco, per limitare le mie prerogative, ha immediatamente concepito una Segreteria particolare, che era in realtà il “vero Gabinetto”, a capo del quale ha posto Romeo “. A cui ha conferito pure “una specifica delega alle partecipate, di fatto attribuendogli anche il ruolo di “assessore ombra” di Minenna”. Da lì “ha pesantemente interferito sulla nomina del dg Ama”.

GLI ONNIPRESENTI

Prosegue la giudice: “Romeo era onnipresente, terribilmente invasivo e prevaricante. Dai diktat in merito alla organizzazione delle riunioni alla precettazione delle stanze. Addirittura villano e offensivo con la mia segreteria. Sempre protetto dalla sindaca che rimarcava, di fronte a tutti, la centralità del suo ruolo. Marra, dal canto suo, aveva la qualifica di vicecapo di Gabinetto” ma “con lui non ho mai avuto il piacere di condividere alcuna decisione. Riferiva direttamente alla sindaco. Il paradosso era che io non venivo convocata alla riunioni (per esempio sul terremoto) e nessuno mi avvertiva neppure delle urgenze”.

“In compenso, il giorno del terremoto, mentre la protezione civile conferiva con Romeo (non con me) e con Frongia, io venivo richiesta ripetutamente e insistentemente di attivarmi per autorizzare l’assessore Bergamo a recarsi a spese del Campidoglio al Festival del cinema di Venezia “.

“Avrò visto Raggi complessivamente un paio d’ore in un mese e solo in occasione delle riunioni di giunta. Per contro lei era sempre chiusa nella sua stanza con Romeo e Marra, sempre informati in tempo reale”.

L’ODIO DI RAGGI

“Chiesi un appuntamento a Raggi al ritorno dalle sue vacanze. Il 25 agosto, in occasione di un duro confronto, le riferii che me ne sarei andata se le cose non fossero cambiate”. Le pose tre condizioni: allontanare Marra dal Gabinetto e nominare al suo posto un colonnello dei Carabinieri; rivedere la nomina di Romeo; restituire dignità all’ufficio di Gabinetto, limitando le interferenze. “Raggi rimase più che contrariata. Ricordo ancora il suo sguardo pieno d’odio”. Segue il drammatico racconto della notte del 31 agosto in cui, a seguito del parere reso da Anac sulla base di “un finto e strumentale quesito elaborato da Marra”, fu convocata in Campidoglio e costretta a fare le valigie. “Un’iniziativa ritorsiva – scrive Raineri – concepita subito dopo il colloquio del 25 agosto, allorché la sindaco apprese la mia indisponibilità ad avallare la delibera di Romeo e trattenere Marra nel Gabinetto, e consumata in riunioni segrete con Marra e Romeo “. Severa la richiesta alla Procura: valuti “il comportamento di Raggi, improntato dal preordinato intento di danneggiare la mia immagine e determinare le mie dimissioni”.

IL BLITZ SULLA NOMINA DI ROMEO

“La delibera è approdata direttamente in giunta il 9 agosto, senza passare al vaglio del Gabinetto, dove di norma vengono trasmesse alcuni giorni prima per un esame di legittimità”. Tempismo “sospetto”, visto che “Romeo esercitava le funzioni di capo segreteria sin dall’insediamento della sindaco, cioè dal 19 giugno”. La sua posizione “era stata inserita all’interno di una più vasta delibera contenente altre due posizioni di collaboratori e l’emolumento non era esplicitato nel quantum, ma determinato con un rinvio a categorie contrattuali di non immediata percezione “. Circostanza che ha fuorviato gli assessori. Quando Raineri se ne accorge, avverte Raggi che poteva configurarsi l’abuso d’ufficio se il fine fosse stato quello “di attribuire a un dipendente un vantaggio economico altrimenti non conseguibile (Romeo aveva più che triplicato il suo stipendio) “. Ma “trovai la sindaca totalmente impermeabile”.

LE CONFESSIONI DI MARRA

“Nei primi giorni del mio insediamento “, conclude Raineri, Marra “mi disse di aver dovuto trasferire la moglie e i suoi 4 figli a Malta, perché minacciati dalla criminalità organizzata, e di avere rinunciato alla scorta personale nonostante anch’egli a rischio di incolumità”. La capo di Gabinetto chiese un po’ in giro e alcuni dipendenti le rivelarono invece “che Marra aveva denunciato molte persone, principalmente colleghi, per vendette personali o per protagonismo”. Ancora: “Ufficiali della Gdf mi segnalarono l’inopportunità di trattenerlo nel Gabinetto. Minenna mi riferì di aver appreso dai vertici Gdf che fra le situazioni sospette che avevano determinato il suo demansionamento fino alla fuoriscita dal Corpo vi era un corso privato di pilota civile per il quale aveva sostenuto un costo di 90 milioni di cui non aveva documentato la provenienza “. Terribile la reazione “quando apprese che non intendevo confermargli il ruolo

di vice: si adirò alzando la voce e minacciando ritorsioni “. E la stessa cosa avvenne con l’ex capo del Personale Laura Benente, che gli rifiutò un master a Bruxelles. “Marra la intimidì, la minacciò urlando nei corridoi. Da lì a poche ore Raggi telefonò all’Inps di Torino, dalla quale proveniva la dirigente e chiese che la richiamassero subito in sede”. E chi c’è ora al suo posto? L’onnipotente Marra, ovviamente.

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