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3 nov

Campidoglio, processo a Roma Metropolitane. Passa l’odg dei 5 Stelle: “Niente ricapitalizzazione”. Rabbia dei lavoratori: “Ora i 170 posti a rischio”

Una seduta straordinaria per trattare urgentemente della “situazione” e delle “prospettive riguardanti la società Roma Metropolitane”. L’Assemblea Capitolina, che ha già affrontato il nodo Atac dicendo no all’ipotesi del commissariamento, torna a riunirsi sul tema delle società e dei trasporti. La giunta Raggi vuole mettere in liquidazione la società comunale che da anni si occupa di metropolitane, perché come spiegato ieri dall’assessore alla Mobilità Linda Meleo, “in questi anni non ha svolto come doveva il suo lavoro, non centrando i suoi obiettivi strategici”. E mentre Roma Metropolitane convoca una riunione del consiglio di amministrazione, con 25 voti favorevoli e 7 contrari l’Aula approva un ordine del giorno per dire “no alla ricapitalizzazione di Roma Metropolitane, al completamento in tempi brevi della stazione Fori imperiali della Metro C, all’allontanamento dei responsabili della situazione attuale dell’azienda valorizzando al contempo i lavoratori e tutelando i livelli occupazionali. E ancora: dare continuità alle opere già programmate e convocare un tavolo con Mit e Regione per fare il punto su Metro C e cercare di evitare nuovi rilievi critici da parte di Corte dei conti e Anac. Al momento dell’approvazione del documento alcuni lavoratori di presenti in assemblea si sono alzati e hanno contestato il voto dell’aula, gridando “buffoni” e “andate a lavorare voi” all’indirizzo della maggioranza.

La sindaca Raggi, in apertura di seduta, ha voluto rassicurare “tutti sul fatto che il M5s intende proseguire l’attività della costruzione della linea metro C sino ai Fori, sino al Colosseo magari anticipando la scadenza del 2021, e poi da lì magari si ragionerà su come proseguire”. “La società Roma Metropolitane – rincara la sindaca – ha fallito il suo obiettivo, generando costi enormi per la collettività. Abbiamo deciso di non ricapitalizzarla più. La legge dice che quando il patrimonio di una società è negativo, ci sono poche alternative: o si ricapitalizza, e l’amministrazione utilizza i propri soldi, i nostri soldi, per coprire il buco, oppure l’alternativa è una trasformazione della società. Noi non ci sentiamo di poter avallare ancora una volta questo vergognoso sperpero di denaro pubblico. Noi non ricapitalizziamo, poi siamo aperti a tutte le soluzioni. Questo è un punto fermo”.

J’accuse dell’assessore alla Mobilità. Detta cifre e racconta l’odissea di Roma Metropolitane, l’assessore ai Trasporti Linda Meleo. “La Metro C è costata 3 miliardi euro da Pantano a Mazzini per un totale di 30 stazioni. Oggi con una tratta più breve da Pantano a Fori abbiamo già speso 3,7 miliardi, ma abbiamo metà della tratta e già stiamo spendendo oltre un miliardo in più. Questo ci pone delle difficoltà”. Poi punta il dito sul numero delle varianti. “Ce ne sono state 2 ogni chilometro – incalza Meleo – dalle varianti Roma Metropolitane non è stata in grado di limitare i costi e contenere le varianti. Basti pensare che la metro di Madrid è costata 30 milioni di euro, Copenaghen 48 milioni, Berlino 102. e Londra 65 milioni per chilometro. La Metro C invece 135 milioni di euro e 272 milioni solo per la tratta T3. Adesso, dopo 12 anni, vogliamo segnare cambiamento e passaggio”. E poi Meleo torna a puntare il dito sulle grandi opere. “Le grandi opere – dice – sono tali solo se utili alla città, altrimenti non possono essere definite tali. L’attuale amministrazione vuole superare questa visione e le inefficienze. Per cambiare il destino della Metro C si deve intervenire su Roma Metropolitane, vogliamo ripensare sia chi gestisce le opere sia quali opere devono essere realizzate. Non vogliamo più trovarci davanti ad un duplice fallimento. Siamo vittime dei ritardi, ormai inaccettabili. Già abbiamo individuato soluzioni alternative e non possiamo escluderne nessuna. Vogliamo convocare Regione e ministero per evitare che Anac ci muova altri riproveri. Ribadisco che proseguiremo fino ai Fori imperiali e che avvieremo un cronoprogramma per analizzare tutte le ipotesi”.

Le prospettive. “Se si fermerà l’opera Metro C? Il discorso dell’eventuale liquidazione di Roma Metropolitane non è assolutamente collegato con il proseguimento o meno della metro C: sono due aspetti completamente diversi. Possiamo continuare a fare la metro C anche senza Roma Metropolitane. Lo spiega il presidente della commissione capitolina Trasporti Enrico Stefàno (M5S) a margine dell’Assemblea Capitolina straordinaria su Roma Metropolitane. E poi rassicura: “I contratti ancora attivi ovviamente devono proseguire, i responsabili unici dei procedimenti dovranno continuare a seguire i lavori della metro C. Dal punto di vista dei lavoratori faremo il possibile per mantenere gli attuali livelli occupazionali, eventualmente con delle mobilità infra-gruppo, come successo anche in altri casi”.

L’opposizione. Interviene la capogruppo del Pd, Michela Di Biase: “Nessuno ha pensato di salvaguardare i lavoratori. Questo provvedimento guarda più la pancia che la sostanza della questione. Vi fa comodo parlare della linea C, ma omettete di parlare dei corridoi della Mobilità e di tutte le funzioni svolte dall’azienda. Dove andranno i lavoratori? Chi svolgerà i compiti di Roma Metropolitane? Sono cose che vogliamo sapere”. Scattano appalusi dai lavoratori della partecipata, ma il presidente dell’Aula Marcello Di Vito li riprende dicendo che devono restare in silenzio perché così prevede la norma. E poi Di Biase rincomincia: “Siamo d’accordo sul fatto che l’azienda non sia ricapitalizzata. Ma sia garantita la linea C, siamo preoccupati sul prolungamento della B1 e soprattutto la maggioranza di 29 consiglieri deve partorire un documento vero dove si dice quali sono i progetti”. E rincara Orlando Corsetti del Pd: “Avete cambiato l’ordine del giorno tre volte. Ma se votate la non ricapitalizzazione vuol dire dichiarare il fallimento e vuol dire che i lavoratori non potranno mai essere riassorbiti. Facciamo attenzione a quello che andiamo a votare oggi”.

Il futuro dei lavoratori. Si preoccupa del futuro dei lavorati, Ignazio Cozzoli del gruppo Misto. “La legge Madia non prevede che quei lavoratori possano essere riassorbiti con una mobilità intra-gruppo, quindi diteci che cosa farete con loro”. I dipendenti di Roma Metropolitane sono allarmati. “Occorre garantire i circa 170 posti di lavoro a rischio e ristabilire il giusto ordine delle cose anche sul passato di Roma metropolitane”, lo chiede Paola Propana, lavoratrice e Rsa di Uiltrasporti della partecipata comunale che si occupa della progettazione e realizzazione delle linee di metropolitana romane, presente insieme ad altri colleghi in aula Giulio Cesare, dove è in corso la seduta straordinaria dell’Assemblea capitolina sul tema. “Siamo entrati molto preoccupati e usciamo devastati da quello che abbiamo sentito. Eravamo preoccupati per quello che avevamo letto principalmente su Facebook sul profilo dell’assessore Meleo, e poi per quanto apparso su vari organi d’informazione – ha detto Propana – Non avevamo avuto modo di apprendere prima quali sarebbero state le determinazioni della giunta nei nostri confronti, né avevamo avuto avvisaglie che ci sarebbe caduto addosso questo tipo di valanga, che invece si sta delineando, sentendo quanto detto in consiglio e abbiamo potuto renderci conto che la situazione è molto grave”. E aggiunge: “A questo punto pare che la liquidazione sia stata sostanzialmente decisa, anche se non c’è alcun atto formale ancora. Ci sta a cuore la garanzia dei nostri posti di lavoro, ma non solo questo, perché se le motivazioni del fatto che Roma metropolitane viene chiusa risiedono nel fatto che l’azienda non ha centrato i suoi obiettivi, come ha detto l’assessore, noi questo lo rifiutiamo completamente. Non ci preoccupiamo solo del futuro, ma anche di mantenere una dignità del passato, che venga ristabilito un giusto ordine delle cose rispetto a quanto è successo. Noi in questi 11 anni ci abbiamo lavorato sui procedimenti

e dei risultati li abbiamo portati a casa, non è esattamente come ci hanno raccontato”. “Abbiamo già chiesto un incontro con il sindaco Raggi e gli assessori interessati, finora non ci è stato mai concesso – conclude – Nel caso in cui di nuovo non venisse concesso, siamo intenzionati a produrre un nostro documento di controdeduzione delle cose sentite qui oggi, che a nostro parere non corrispondono alla verità dei fatti”.

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