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10 mag

Casamonica, ‘ndrangheta e camorra, maxi sequestro da 25 milioni

Sono arrivati al cuore della criminalità organizzata sequestrando alle mafie sparsi in tutta Roma beni per 25 milioni di euro. A decapitare una cupola trasversale, così è stata definita dagli inquirenti, che coinvolge ‘ndrangheta camorra e il clan sinti Casamonica sono stati gli agenti della divisione Anticrimine. Si è trattato di una complessa attività di indagine di natura patrimoniale, mirata proprio ad aggredire i patrimoni di mafia o, comunque, illecitamente accumulati dalla malavita. Gli investigatori della divisione Polizia Anticrimine avvalendosi anche della collaborazione della squadra Mobile e dei 28 commissariati romani oltre che delle questure di Avellino, Benevento, Caserta, Frosinone, Grosseto, Milano, Parma, Perugia, Pordenone, Reggio Calabria, Torino e Treviso, hanno così oggi dato esecuzione a un decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione ai sensi del decreto legislativo 159/2011 (normativa antimafia), nei confronti di 9 persone.


Si tratta di Francesco Filippone, 36 anni di Melicucco (RC), Alessandro Bottiglieri classe 1972 romano, Rocco Camillò nato a Polistena (RC) 38 anni, Marcello Giovinazzo nato a Taurianova nel 1970; Salvatore Casamonica nato a Frascati (RM) 28 anni; Roberto Giuseppe Cicivelli nato a Marino (RM), 47 anni; Emanuele Lucci romano di 46 anni, Francesco Calvi di Melicucco (RC) 58 anni e Michele Mercuri sempre di Melicucco (RC) 49 anni.

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“Tutti i soggetti coinvolti, dall’elevato spessore criminale – spiegano gli inquirenti – emergono a più riprese in alcune attività investigative svolte da diversi organi inquirenti (procura della Repubblica di Palmi, Procura Dda di Reggio Calabria, Dda di Milano e Dda di Roma) a partire dagli anni 90 e sino all’anno 2014, per delitti di particolare gravità, commessi anche in forma associativa, quali traffico e spaccio di stupefacente del tipo cocaina, proveniente dalla Calabria e destinata al mercato romano.

Se le indagini ed i conseguenti provvedimenti restrittivi di cui si è fatto menzione hanno riguardato i proposti disgiuntamente ed in periodi temporalmente distinti – hanno concluso gli investigatori – il quadro che è emerso dall’odierna analisi complessa e strutturata delle varie vicende, è quello di una vera e propria joint-venture criminale, eletta a sistematica fonte di profitto, attorno alla quale ruotano oltre al menzionato traffico di stupefacenti altre illecite attività, quali usura, estorsioni, riciclaggio, falso., svolte anche in modo autonomo da ciascun proposto”.

Nel provvedimento il Giudice ha sottolineato la sussistenza “ di concreti ed obiettivi elementi, fondati su circostanze di fatto, per affermare la risalente e perdurante pericolosità sociale di tutti i proposti. Per tutti i proposti deve parlarsi di pericolosità “qualificata” poiché gli stessi- anche quando non siano direttamente appartenenti ad associazioni di stampo ‘ndranghetista – sono tuttavia pronti ad agevolare tali associazioni ed inoltre attuano altresì attività di riciclaggio. Ne emerge un complesso sistema criminale che coinvolge non solo i soggetti proposti ma tutte le società agli stessi riconducibili, le quali fungono da “contenitori” per la gestione di capitali provenienti da attività delittuose le cui prerogative sono anche quelle di costituire uno schermo atto a neutralizzare eventuali azioni giudiziarie ablative, di massimizzare, se possibile, ulteriormente i profitti ed offrire un volto presentabile di “colletti bianchi” capaci di contrattare con l‘imprenditoria, ma anche con la pubblica amministrazione”.

L’ indagine patrimoniale dell’Anticrimine ha permesso di ricostruire la storia criminale, i molteplici legami e gli affari illeciti dei citati soggetti, i quali vengono quindi associati in quello che può essere considerato un nuovo gruppo criminale trasversale, che comprende appunto esponenti della ’ndrangheta, della camorra e della nota famiglia sinti dei CASAMONICA, che si

accordano formando di fatto una società d’interessi illeciti, finalizzata a riciclare a Roma i rispettivi profitti, di cui è stato effettuato il sequestro.

Il decreto del Tribunale di Roma, emesso in accoglimento dell’ articolata proposta della Divisione Anticrimine, ha disposto quindi il sequestro dei seguenti beni:

• 10 unità immobiliari;

• 43 società e/o imprese individuali;

• 45 aziende commerciali e cooperative;

• 30 veicoli;

• svariati rapporti bancari e postali individuati finora presso 68 istituti.

Tra i beni sottoposti a sequestro si segnalano in particolare, i bar “Pio Er Caffè” e “L’Angolo d’Oro” nonché il ristorante/trattoria “Hostaria Sora Franca”, tutti nei pressi del Vaticano, intestati formalmente a terzi – tra cui due cittadini cinesi – nonché 1 trattoria in Trastevere, formalmente intestata a una cittadina romena e ad una cittadina ucraina- ,ma riconducibile al proposto MERCURI Michele.

Tra questi anche una palestra e un negozio di calzature a Ciampino riconducibile alla famiglia CASAMONICA.

Tra le aziende fuori Roma ci sono una cooperativa

di facchinaggio in Arienzo (CE) ed una cooperativa O.n.l.u.s. sita in S. Nicola La Strada (CE), la SERRMAC s.a.s., con sede in Budoia (PN), per anni considerata un’ eccellenza italiana nel mondo, per la costruzione di trapani a colonna e maschiatrici, acquisita a seguito di fallimento e un’ azienda di somministrazione di cibi e bevande con sede in Parma.

Il valore complessivo dei beni posti sotto sequestro ammonta a circa 25 milioni di euro .

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