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1 ago

Cassino, racket degli autolavaggi: otto arresti

Un business ricco e facile quello degli autolavaggi. Soprattutto quando si evadono le tasse e quando la manodopera è a prezzi stracciati. Tanto ricco da convincere decine di egiziani, moltissimi dei quali minorenni, a saltare su un barcone, affrontare il Mediterraneo e sbarcare in Italia, affrontando una vita di stenti ma comunque migliore di quella in Africa. Un affare talmente interessante che chi l’ha agguantato cerca di difenderlo e controllarlo arrivando a ricorrere alla violenza, alle estorsioni e anche ai tentativi di omicidio pur di non dividere la torta con altri. Questo lo spaccato emerso dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Cassino denominata “Gold Wash”, che ha portato gli investigatori del commissariato della città martire a eseguire all’alba di oggi otto misure cautelari.

Gli inquirenti sostengono di aver sgominato un gruppo criminale intenzionato appunto “ad imporre con la violenza il controllo esclusivo nella gestione degli autolavaggi” a Cassino. Gli uomini del commissariato diretti da Alessandro Tocco, con l’aiuto dei colleghi della squadra mobile di Frosinone, hanno messo in carcere otto egiziani, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, tutti provenienti dal governatorato di al-Man?fiyya, una zona compresa nel delta del Nilo, a Nord del Cairo. Proprio la zona di provenienza del gruppo che, nel giro di alcuni mesi, ha aperto ben 60 autolavaggi tra il Lazio, l’Abruzzo e il Molise, la maggior parte concentrati nelle province di Frosinone, Latina, Rieti, Isernia e Campobasso. Gli arrestati, accusati di tentato omicidio, rapina, estorsione, lesioni personali aggravate e danneggiamento, sono stati bloccati a Cassino, Cervaro, Sora, Isernia e Roma, dove il gruppo gestisce autolavaggi nelle zone di Pineta Sacchetti e Primavalle, e condotti in carcere.

L’inchiesta, portata avanti dal sostituto procuratore Alfredo Mattei, ha preso il largo il 31 maggio scorso, quando a Cassino alcuni egiziani hanno aggredito con violenza inaudita, in due diverse occasioni e a distanza di appena un’ora, armati di spranghe di ferro e coltelli, dei loro connazionali, ferendone due in modo grave e riducendone uno in fin di vita. Gli investigatori del commissariato hanno capito subito di trovarsi dinanzi a una forma di racket. Già il precedente 29 maggio si era verificata una violenta rissa, sempre nel centro della città martire, che aveva portato alla denuncia di quattro egiziani. Gli uomini del dott. Tocco hanno così iniziato a scandagliare il business dei car wash.

Ben presto è emerso che un gruppo a base familiare, tutti fratelli e cugini, provenienti appunto dalla stessa zona dell’Egitto, aveva man mano aperto sessanta autolavaggi. Un settore scelto dagli stranieri con ogni probabilità perché è abbastanza facile aprire un car wash e non richiede particolari investimenti iniziali. Basta una domanda al Comune, che di solito si risolve con il silenzio-assenso, qualche minima attrezzatura e l’affitto di un garage. Poi gli incassi sono garantiti: venti-trenta auto da lavare al giorno, a dieci euro per ogni mezzo. Ma soprattutto la Polizia ha scoperto che garantita è la manodopera a bassissimo costo. “Abbiamo appurato – assicura il dott. Tocco – che in tali attività lavorano tantissimi minorenni giunti in Italia sui barconi. Sono quelli ospitati nei diversi centri sul territorio, per cui ad esempio il Comune di Cassino spende un milione di euro l’anno, e che durante il giorno lavorano nei car wash anche per 10-12 ore, in cambio di appena venti euro”. Autolavaggi che, come verificato dal commissariato insieme alla polizia provinciale, non hanno scarichi a norma e inquinano l’ambiente. Ma anche attività sconosciute al Fisco, con ricevute rilasciate che di solito sono nulla più che cartastraccia. “Episodi di violenza, per cercare di acquisire altri autolavaggi o imporre ad altri gruppi il pizzo, sono stati registrati lo scorso anno a Frosinone e anche in altre zone d’Italia”; precisa sempre il dott. Tocco.

Un business che attualmente supera abbondantemente i quattro milioni e mezzo di euro, coinvolgendo circa 300 egiziani, 6-7 ritenuti i gestori dell’affare e gli altri l’esercito dei disperati che si rompe la schiena pulendo

auto per pochi spiccioli, il 90% dei quali minorenni. “Si tratta di una realtà in cui vige una grande omertà”, assicurano gli inquirenti. Su ordine del gip Massimo Lo Mastro, sono però ora arrivate le ordinanze ed è emerso che tre degli arrestati sono gli stessi autori di violenze lo scorso anno a Frosinone. Sempre per monopolizzare il business dei car wash e arrivare a dire ai concorrenti: “Cassino è piazza nostra”.

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