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15 mag

Certificati di morte a pagamento a Roma, indagato anche dipendente del Sant’Eugenio

Si allarga l’inchiesta sui certificati di morte rilasciati a pagamento. Oltre ai tre impiegati comunali indagati per corruzione, dal pm Roberto Felici, si aggiunge un dipendente dell’ospedale Sant’Eugenio autore dello stesso ricatto ai danni dei dipendenti delle pompe funebri. Rilascio del certificato dietro mini mazzette da 5 euro, quando invece deve essere consegnato senza dover sborsare alcunché.

Si calcola che il sistema avrebbe fruttato ai tre impiegati, in organico alla Direzione Anagrafe di Roma Capitale, un bonus dai sei agli ottomila euro al mese oltre allo stipendio. Il procedimento disciplinare aperto lo scorso gennaio a loro carico, a quanto si apprende da Palazzo Senatorio, si è concluso pochi giorni fa con il licenziamento per “giusta causa” dei tre dipendenti. A sollevare il caso era stata ‘Striscia la notizia’ che in un servizio denominato ‘Mors tua Mazzetta Mea’, partendo dalla denuncia di un ex dipendente di una agenzia funebre, aveva ‘pizzicato’ i lavoratori negli uffici del Comune a prender soldi agli sportelli. Alla fine del filmato nel programma di Canale 5 si spiegava che il giorno stesso del servizio i tre impiegati si

erano autodenunciati al Comune di Roma.

Per il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, determinato a usare il pugno duro contro i dipendenti “infedeli”, non c’è stato nemmeno bisogno di aspettare l’esito dell’inchiesta penale. L’attenzione degli inquirenti di piazzale Clodio sarebbe rivolta soprattutto verso uno degli indagati e non è escluso che il sostituto procuratore Roberto Felici cambi l’ipotesi di reato in concussione.

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