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16 ott

Chikungunya, finisce l’emergenza a Roma: riparte la raccolta sangue

Riprende la raccolta di sangue nel territorio della Asl Roma 2, che era stata bloccata a metà settembre per lo sviluppo di focolai di Chikungunya. Lo ha deciso il centro nazionale sangue-istituto Superiore di Sanità sulla base della relazione sui casi confermati inviata dalla direzione generale Salute e Politiche Sociali della Regione Lazio. Finora i casi registrati sono 252 tra Latina, Roma e Anzio. Rimane, però, per tutto il territorio di Roma e per il comune di Latina la quarantena di cinque giorni per gli emocomponenti raccolti, che potranno essere utilizzati dopo l’acquisizione della dichiarazione di assenza di sintomatologia del donatore. Nel comune di Anzio, invece, rimane valida la sospensione delle donazioni di sangue, disposta lo scorso 8 settembre.

Nel resto d’Italia si applica la quarantena, sempre di cinque giorni, agli emocomponenti donati da persone che abbiano soggiornato a Roma o a Latina, mentre per chi è stato ad Anzio deve essere applicata una sospensione per 28 giorni. Tutte le misure non si applicano nel caso di donazione mediante aferesi di piastrine e/o plasma di uso clinico, se sottoposti a procedura di riduzione dei patogeni mediante inattivazione virale e, in caso di donazione di solo plasma, se esso e’ destinato alla produzione industriale di farmaci plasmaderivati.

Le misure per la Asl Roma 2 erano state decise lo scorso 13 settembre, e contemporaneamente erano state attivate tutte le azioni per affrontare la situazione, come la mobilitazione delle scorte accantonate per le maxiemergenze fino ad arrivare alla programmazione di raccolte straordinarie tra i donatori. Le misure hanno permesso di garantire il fabbisogno di 400-450 unità di globuli rossi al giorno della Capitale, di cui circa metà “persi” a causa del blocco, e con questa modifica alle misure la situazione dovrebbe tornare alla normalità entro pochi giorni. Dall’inizio dell’emergenza, quindi in poco più di un mese, sono state messe a disposizione da parte delle regioni circa 6400 sacche.

“Solo grazie allo sforzo congiunto delle Regioni e delle loro Strutture per il coordinamento per le attività trasfusionali, dei professionisti e delle associazioni dei donatori è stato possibile garantire l’attività

dei centri trasfusionali romani – spiega il direttore del Centro Nazionale sangue Giancarlo Maria Liumbruno -. La risposta di tutto il sistema sangue è stata eccezionale, e ha permesso di scongiurare possibili ripercussioni molto pesanti sull’erogazione delle terapie trasfusionali, indispensabili a garantire terapie salvavita e interventi chirurgici complessi, come i trapianti. Con queste nuove misure più leggere la fase di emergenza si può considerare conclusa”.

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