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5 giu

Comunali a Roma, Marino sui risultati del Pd: “Ha rotto il proprio rapporto con la città. Risponde solo al verbo renziano”

Il commissario romano del Pd, Matteo Orfini, non nega “che siamo andati peggio dell’altra volta, è del tutto evidente ed era anche prevedibile”. E giustifica il non gratificante risultato di Roberto Giachetti con l’inchiesta di Mafia Capitale, in cui il partito è stato coinvolto con vicende giudiziarie e arresti, ma anche con la vicenda “non certo eccellente” dell’amministrazione Marino. “In città certamente non ci applaudivano per i risultati degli ultimi due anni della giunta Marino, soprattutto in periferia, dove Raggi e Meloni sono andate bene e noi abbiamo faticato”, ha detto.

Ma anche Ignazio Marino hada dire la sua sui risultati del primo turno delle comunali. Secondo l’ex sindaco si propone “con forza il problema di un partito democratico che ha rotto il proprio rapporto con la città. Dati alla mano, il calo del consenso è drammatico e sarebbe un grave errore sottovalutarlo o fingere di ignorarne le cause”. Ma le sue, di cause, sono diverse da quelle di Orfini. Giachetti pagherebbe “la sua eccessiva vicinanza con Renzi”, anche se ammette che l’approdo al ballottaggio renda onore ai suoi sforzi di lavorare duramente sul territorio. Ma – continua in un post sul suo sito – il partito a Roma ha “perso l’occasione di rinnovarsi e che si è anzi chiuso in un disperato tentativo di auto-conservare il proprio potere, in ossequio non ai cittadini-elettori, ma solo al verbo renziano”.

Marino dipinge la situazione dei dem romani come priva di qualsiasi autonomia. “Da quando fu commissariato, nel 2014, e interamente affidato per ordine di Matteo Renzi a Matteo Orfini, il Partito Democratico romano ha mancato i risultati sperati e necessari. Non si sono visti né l’auspicato ricambio di classe dirigente, né la necessaria pulizia. I poteri assoluti a Orfini sono diventati uno strumento per soffocare qualsiasi dibattito interno e sono stati utilizzati per eliminare con una manovra, antidemocratica nei fatti, il sindaco eletto da 670.000 romani appena due anni prima”. E poi ricorda i numeri, per confermare la sua tesi. Ieri (nel 2013) il 42,6%. Oggi (con Giachetti), il 24,87%.

“È giusto adesso attendere che

si svolga il ballottaggio del 19 giugno – conclude – Ma è urgente agire al più presto per prendere concretamente le distanze da una strategia che si è rivelata suicida e dare un forte segno di discontinuità. Servono persone nuove nel Partito Democratico, meno supponenti e più rispettose dei sentimenti e dei giudizi degli elettori. Perché gli elettori capiscono che se non si cambia davvero il Pd, il Pd non sarà mai in grado di cambiare Roma”.

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