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6 giu

Comunali a Roma, preferenze: il flop dei candidati vip

Fuori i volti della televisione, pochi quelli della politica e tanti nomi “sconosciuti”. Per attendere i nomi dei 49 consiglieri comunali che siederanno sugli scranni dell’assemblea capitolina bisognerà attendere l’esito del ballottaggio, il prossimo 19 giugno, tra la candidata sindaco del Movimento Cinque Stelle, Virginia Raggi, e l’esponente del centrosinistra e del Pd, Roberto Giachetti. Una sfida che, se dovesse essere vinta da Raggi (forte del suo 35,2 per cento di voti incassato alla prima tornata elettorale), porterà nell’Aula Giulio Cesare del Campidoglio ben 29 consiglieri del partito di Grillo.

SE VINCE RAGGI. Quindi, se al secondo turno vincesse Virginia Raggi, l’assemblea capitolina sarebbe così composta: 29 consiglieri al Movimento Cinque Stelle, otto al Partito Democratico, cinque a Fratelli d’Italia, due alla lista Marchini, solo uno a Forza Italia, alla lista civica Giachetti, a Sinistra per Roma e alla lista civica Meloni.

SE VINCE GIACHETTI. Il candidato dem il 5 giugno ha ottenuto nella capitale il 24,9% dei voti. Se al ballottaggio dovesse diventare sindaco, in Aula Giulio Cesare su 29 consiglieri che gli spettano come premio di maggioranza 22 andrebbero al Pd, cnque alla lista civica Giachetti, uno a quella dei Democratici e popolari e alla lista civica per Meloni. I Cinque stelle, invece, incasserebbero undici scranni.

LE PREFERENZE. E a scrutinio quasi concluso (mancano poco più di cento sezioni in tutta Roma), il Cinque Stelle Marcello De Vito, ex componente dell’assemblea capitolina e ex candidato sindaco nella precedente tornata elettorale, può stappare lo champagne. È lui, infatti, “Mr.Preferenze”, il candidato di lista che ha ottenuto più voti volando oltre le seimila preferenze (6.451). Un risultato motivato dall’exploit dei grillini a Roma e che ha portato De Vito a superare di oltre tremila preferenze altri illustri compagni di partito nella capitale, come Daniele Frongia (2.464). Ma se Raggi indossasse la fascia tricolore, tra i 29 consiglieri che spetterebbero al partito in Giulio Cesare ci sarebbero molti volti “sconosciuti” di M5S, cittadini che hanno deciso di impegnarsi in politica e che finora non erano mai saliti in Campidoglio.

Nel Pd sfondano il muro delle oltre duemila preferenze alcuni nomi eccellenti. La palma d’oro spetta a lady Franceschini, la moglie del ministro dei Beni culturali. È Michela Di Biase, infatti, a collezionare al primo turno elettorale 5.186 voti, seguita dalle 4.867 preferenze diMarcello Palumbo (sponsorizzato dal presidente della Regione, Zingaretti) in tandem con Ilaria Piccolo (4.484). E tra gli ex consiglieri che nei mesi scorsi hanno firmato davanti al notaio per mettere fine al mandato dell’ex sindaco Ignazio Marino, nella lista del Pd c’è anche l’allora presidente dell’Aula, Valeria Baglio (3.054 preferenze).

Nella lista civica di Giachetti a farsi largo nel consenso delle urne è Svetlana Celli (1.755 voti), mentre tra i candidati al consiglio di Noi con Salvini la capolista, Irene Pivetti (ex presidente della Camera), raggiunge le 1.437 preferenze. Per Fratelli d’Italia, invece, il re delle urne è l’ex assessore comunale ai Lavori pubblici, il fedelissimo rampelliano Fabrizio Ghera (5.463 voti). E un altro ex assessore comunale della giunta Alemanno, Davide Bordoni, con Forza Italia ha conquistato 3.099 voti. Numeri molti distanti da quelli che segnano le preferenze dell’ex governatore del Lazio, Francesco Storace. Sebbene sia infatti lui il recordman della Destra, il leader del partito ha ottenuto dalle urne poco più di ottocento voti. Supera la soglia dei cinquemila voti (5.227) Alessandro Onorato, capolista per Marchini.

GLI ESCLUSI. Nomi eccellenti, ma anche personaggi dello spettacolo non conquistano il cuore dei romani. Nella prima tornata elettorale del 5 giugno, infatti, i residenti nella capitale che sono andati alle urne hanno quasi ignorato i volti noti presenti sulle liste dei candidati consiglieri. Ad esempio, il comico e scrittore Giobbe Covatta (capolista al Comune per i Verdi) ha preso una manciata di voti (circa 500). E non siederà sugli scranni dell’Aula Giulio Cesare, a prescindere dai risultati elettorali, neanche Massimo Marino, il re delle notti trash in televisione (candidato con Assotutela, per lui a scrutinio non ancora ultimato solo 32 voti). Pensava forse di sfondare grazie al nome, ma il neodiciottenne Aldo Maria Biscardi, nipote del giornalista sportivo, con la lista Storace ha portato a casa appena tredici voti . Male, nella lista civica Giachetti, la campionessa di nuoto Alessia Flippi (per lei 416 preferenze) in tandem con lo scrittore Marco Lodoli (704 voti). Non sfonda, nel Pd, neanche Piera Levi Montalcini, nipote del premio Nobel Rita Levi (1.075). Stessa sorte per Maria Fida Moro (Lista Democratici e Popolari), figlia del presidente Dc ucciso dalle Brigate rosse.

Tra i nomi illustri della politica, invece, sono tanti i candidati che non sono riusciti a convincere i romani a votarli. Se Giachetti al ballottaggio battesse Raggi, in Aula Giulio Cesare non passerebbero Alessandra Mussolini e, per la Sinistra di Fassina,

anche l’ex presidente di municipio, Sandro Medici (3.039 preferenze), e l’ex consigliera comunale Gemma Azuni (2.742). L’ex deputata del Pd e attivista per i diritti Lgbt, Anna Paola Concia, conquista 2.282 preferenze (ma sarebbe esclusa dall’assemblea capitolina in caso di vittoria della Raggi). Stessa sorte toccherebbe al radicale Riccardo Magi (2.606 voti).