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19 giu

Comunali, Giachetti su Facebook cita Pessoa: “Il mio desiderio è fuggire”

Il giorno dopo la sconfitta al ballottaggio contro Virginia Raggi, Roberto Giachetti ha postato sul suo profilo privato di Facebook un estratto da Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa. Questo il testo, corredato da una foto di nuvole in cielo: “il mio desiderio è fuggire. Fuggire da ciò che conosco, fuggire da ciò che è mio, fuggire da ciò che amo. Desidero partire: non verso le indie impossibili o verso le grandi isole a sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non essere questo luogo. Non voglio più vedere questi volti, queste abitudini e questi giorni. Voglio riposarmi, da estraneo, dalla mia organica simulazione. Voglio sentire il sonno che arriva come vita e non come riposo. Una capanna in riva al mare, perfino una grotta sul fianco rugoso di una montagna, mi può dare questo. Purtroppo soltanto la mia volontà non me lo può dare”.

Molti hanno interpretato il post come un tentativo del vice-presidente della Camera di comunicare la sua voglia di fuggire, dopo la sconfitta al ballottaggio contro Virginia Raggi. Lui, sempre su Facebook, chiarisce: “Rassicuro subito che non ho alcuna intenzione di fuggire. Anzi, come ho detto ieri, per quel che mi riguarda si riparte dalla sconfitta e si farà una intransigente battaglia per Roma. Quel passo era riferito ad un certo vomitevole e schifoso modo di fare politica, ammesso che questo modo possa avere qualcosa di politico. Uno schifoso modo che appena mi sono candidato alle primarie si è palesato con un fotomontaggio nel quale il mio volto veniva accostato a quello di Carminati, che è proseguito con le cose più indegne durante la campagna elettorale e che in queste ore si realizza con post tipo quello che qui riproduco. Sì, da tutto questo intendo fuggire. Questo mi fa semplicemente schifo. Non l’ho mai fatto in vita mia e mi fa letteralmente ribrezzo. Ma chi spera che io fugga dalla politica e dalla mia Roma si rassegni e chi lo teme non ha che da aspettare qualche giorno”.


“Sei unico papà ti voglio bene”. Con queste parole, subito dopo l’esito del voto che ha decretato la vittoria della candidata Cinque Stelle e poco dopo la lettera del marito a Virginia Raggi era arrivata quella del figlio a Roberto Giachetti. E la campagna elettorale si chiude con la mozione degli affetti. Perchè alla fine un cuore e una lacrima ce l’hanno tutti. Sui social Stefano aveva scritto al papà, per raccontargli come aveva vissuto “questi mesi molto impegnativi”. Da un’iniziale incredulità, “quando hai detto che ti volevi candidare mi ricordo di aver girato la testa verso mia sorella come a dire ‘levagli il vino, questo ha esagerato'”, all’affetto filiale “siamo tutti fieri di te”.

“Il 15 gennaio, giorno nel quale decidi di farmi il regalo di compleanno, pubblicando il video al Gianicolo dove rendi ufficiale la candidatura alle primarie del PD per diventare il candidato del centro sinistra a Sindaco di Roma, ho pensato ‘l’ha fatto davvero – scrive Stefano nella lettera – Ho provato quella sensazione che provavamo allo stadio quando Gervinho, dopo 200 metri e aver superato 4 avversari , arrivava davanti al portiere, lo salta e tirava in Patagonia a porta vuota”.

“Il 5 giugno l’aria era abbastanza tesa, ti vedevo tranquillo che cercavi di non alimentare la tensione con battute e sorrisi, il che implicava che al tuo interno stavi più tirato di una corda di violino. Dentro quella stanza eravamo tutti preoccupati. Ti ho visto pronto a giocarti il tutto per tutto, senza paura, pur stando di un buon 10% sotto all’altra. Il giorno

più bello però è stato il 17 Giugno, al Ponte della Musica. Un’emozione unica, tutta quella gente, tutta per te”,aggiunge. “Questa esperienza ha cambiato tutti tranne te, che ci hai sempre creduto. Non importa se vinci o meno… Siamo tutti fieri di te, sei un punto di riferimento, un esempio, non credo potesse capitarmi di meglio, anzi ne sono certo. Sei una persona unica. Ti voglio bene, papà”, aveva concluso Stefano.

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