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15 giu

Comunali, riconteggio ancora in corso: a rischio 25 mila preferenze

Ricorsi al Tar ed esposti in procura. L’impressione è che alla fine sarà la magistratura a esprimersi sul caos delle elezioni amministrative: decine di verbali sono stati lasciati in bianco da quei presidenti di seggio che il 5 giugno, sfiancati da una giornata alle urne e una nottata di spoglio, hanno gettato la spugna prima di completare il loro lavoro. Il risultato? Al netto della buona fede degli scrutatori, rischiano di sparire le oltre 25 mila preferenze di 40 sezioni: le schede di 32 urne non sono state conteggiate, altre 8 sono ancora sotto l’esame dei magistrati della Corte d’Appello. Così, a 72 ore dai ballottaggi, i risultati del primo turno non rispecchiano con precisione la volontà dell’elettorato capitolino. Lo ha spiegato anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano, rispondendo all’interrogazione del capogruppo Fdi alla Camera Fabio Rampelli: “In alcuni casi il conteggio non è stato completato, ma gli adempimenti prescritti per legge sono stati completati. E non si è verificato alcun smarrimento di schede”.

Alle rassicurazioni del Viminale si lega un’altra (per ora unica) certezza di queste elezioni: il faccia a faccia Raggi-Giachetti per la corsa alla carica di sindaco non è in discussione. La partita per l’Assemblea capitolina e i consigli municipali è ancora aperta. L’attesa, allora, cresce: il controllo delle sezioni con irregolarità dovrebbe concludersi entro la tarda serata di giovedì negli uffici elettorali di via dell’Arcadia. Nelle stesse ore, poi, il Tar del Lazio dovrebbe pronunciarsi sul ricorso presentato da Andrea Signorini. Il candidato di Fdi-Lega al municipio II, tagliato fuori dal ballottaggio per 111 preferenze, chiede il riconteggio di 39 sezioni che presentano irregolarità. Se i magistrati amministrativi dovessero accogliere la sua richiesta di sospensiva, tra San Lorenzo e i Parioli al ballottaggio sparirebbe la scheda rosa per la scelta del prossimo minisindaco.

Alle toghe di via Flaminia potrebbero poi rivolgersi anche gli altri partiti: dal Pd ai Radicali, passando per Sinistra per Roma e il centrodestra, i rappresentanti di lista hanno fatto mettere a verbale tutte le loro osservazioni sullo spoglio. Il ricorso al Tar, insomma, è più di un’idea. Anche per

i singoli candidati, che ora sperano almeno in un ballottaggio più sereno.

A gestirlo saranno gli stessi team di scrutatori del primo turno, finiti nel mirino dei partiti. Tutti, tranne il M5s che continua a mantenere un profilo basso sul caos elezioni, chiederanno ai magistrati della Corte d’Appello di stralciare dagli elenchi i nomi di quei presidenti di sezione che hanno abbandonato la propria postazione a urne ancora aperte o hanno lasciato in bianco i verbali.

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