Largo Brindisi, 18 - 00182 Roma - Tel. +39 06.70476902 - +39 338.6867391 - casamartinezroma@gmail.com

Single Blog Title

This is a single blog caption
19 lug

Cucchi, l’editoriale su Avvenire: “Insostenibile mancanza di giustizia”

“La morte di Stefano Cucchi resta un grido che chiede ancora perché”. A pochi giorni dalla sentenza di appello bis con cui il Tribunale di Roma ha assolto per la seconda volta i medici dell’ospedale Pertini dall’accusa di omicidio colposo, il quotidiano della Cei torna sul caso del geometra romano scomparso il 22 ottobre del 2009 con un editoriale firmato dal giurista Giuseppe Anzani.

SCHEDA Tutte le tappe della vicenda

“Non abbiamo ragioni nostre per dire che questa rinnovata assoluzione è giusta o sbagliata. È ribadita e ferma”, spiega Anzani commentando la sentenza di assoluzione dei medici. Ma, prosegue il giurista, “così la morte di Stefano Cucchi resta un grido che chiede ancora perché. Un grido che non si spegne nel segmento terminale delle ipotesi fatte dai periti e dai vari consulenti di parte (tutti di chiara fama, ma così divergenti); ben prima di incrociare responsabilità personali dirette, ora escluse, interroga il senso dell’ingresso in una struttura di ricovero e di terapia, da parte di un uomo in vinculis, infragilito e a rischio di morte, col corpo ferito. Senza che quel “sistema” lo scampi dal morire, pur senza la colpa penale di nessun camice bianco. È questo lo scacco, il fallimento inaccettabile, che la cronaca ha unito alla crudeltà burocratica della solitudine del ragazzo rispetto ai genitori in attesa di permesso, cui fu dato accesso il giorno dell’autopsia”.

Condividi

“Il riverbero dell’esclusione della colpa dei sanitari rilancia l’immagine del corpo sfinito per le percosse. Gli agenti di polizia penitenziaria mandati a processo sono stati assolti, in primo secondo e terzo grado. Ma le botte ci sono”, prosegue poi Anzani, che aggiunge “quelle botte sono un delitto vergognoso, commesso all’interno degli apparati dello Stato. Di quel delitto nessuno sta rispondendo, e il colpevole non si trova

e forse non si troverà”.

“Ci vuole un salto di civiltà, un soprassalto di coscienza”, conclude l’editoriale, “la morte di Stefano Cucchi ha sparigliato molte carte, c’è qualcosa di più importante da fare, che macinare altre doverose sentenze su cenci residui. C’è da rifare luce nel mondo della legge, togliendo ogni opacità e ipocrisia. La vita d’un uomo vale la vita del mondo.

es_ES
it_IT
en_US