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15 mag

Cucchi, nella perizia si riapre il caso Introna: il consulente “massone”

ROMA – Non se ne parla da mesi, ormai, eppure, come una maledizione – ma né il destino, né la cabala sembrano a questo punto entrare granché in questa storia – la nuova perizia disposta dal gip di Roma Elvira Tamburelli sulle cause della morte di Stefano Cucchi si conferma nata sotto pessimi auspici.

Peggio. Mette di nuovo al centro della scena, prima ancora che la ricerca della verità, il profilo e le mosse opache del professor Francesco Introna, clinico barese, ex massone, uomo di destra con un passato in Alleanza Nazionale, capo del collegio di periti incaricato nel gennaio scorso (la famiglia Cucchi cercò inutilmente di farlo dichiarare “incompatibile” subito dopo la nomina) di stabilire se esista o meno un nesso di causa-effetto tra la morte di Cucchi e le lesioni che gli vennero inflitte durante il pestaggio subito la notte del suo arresto da quattro carabinieri (oggi indagati nell’inchiesta bis del pm Giovanni Musarò).

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Dunque, incaricato di capovolgere o meno gli esiti sconcertanti della prima e unica perizia di ufficio effettuata su Cucchi, quella che avrebbe condizionato fatalmente i processi di primo e secondo grado e che concluse indicando quale causa della sua morte una “sindrome da inanizione”. Un decesso per fame e per sete. Dunque, senza colpevoli.

Una perizia che non si accorse delle lesioni esiziali alla terza vertebra lombare del ragazzo. E che, dunque, escluse ogni ipotesi di percosse.

I fatti risalgono a pochi giorni fa. L’11 maggio. A Bari, Introna convoca i periti tecnici di parte (indagati e parti offese) e i loro avvocati. Formalmente è la terza riunione collegiale in cinque mesi, perché, come prevede la legge, i consulenti di ufficio e quelli di parte possano discutere “in contraddittorio” delle risultanze medico-legali su cui la perizia di ufficio dovrà pronunciarsi.

Appare una riunione di routine, ma non si rivela tale. Lo si capisce quando il professor Alessandro Rossi, uno dei consulenti di parte della famiglia Cucchi, interloquendo con il professor Carlo Sasso, perito della difesa dei quattro carabinieri indagati, lo sollecita a sciogliere una delle grandi menzogne del caso Cucchi.

Che quel ragazzo, il giorno del suo arresto fosse in condizioni fisiche già compromesse, incompatibili con l’attività in palestra che, al contrario, svolgeva regolarmente. Non dovrebbe più esserci dubbio, dopo sette anni, che Stefano Cucchi fosse sano. Ma quella verità non deve essere messa a verbale e Introna consente che Sasso si “avvalga della facoltà di non rispondere”. Come se quella riunione in corso non fosse un libero contraddittorio tra uomini di scienza, ma un interrogatorio di un indagato.

Accade qualcosa di più. Quando la discussione si avvia alla sua chiusura, Introna gioca il colpo di teatro. Proietta a beneficio delle parti tre immagini tridimensionali di una vertebra lombare fratturata nella sua parte anteriore. Spiega di aver trovato quelle immagini on-line, “sul Web”, già in gennaio, subito dopo aver ricevuto l’incarico di capo del team di periti di ufficio. Aggiunge che quelle immagini “sembrerebbero” riferirsi alla terza vertebra lombare di Stefano Cucchi. E che se così fosse sarebbero di sicuro interesse perché utili a individuare il tipo di lesioni subìte e la loro collocazione nel tempo.

L’avvocato Fabio Anselmo, legale dei Cucchi, trasecola. Quelle immagini infatti non solo mostrano effettivamente la terza vertebra lombare di Cucchi, ma appartengono al lavoro svolto per conto della famiglia dal professor Vittorio Fineschi, che dei Cucchi è stato il perito fino alla nomina di Introna. Fineschi e Introna sono divisi da una profonda inimicizia e ostilità. Oltre che da disistima professionale. Dunque, come è possibile che Introna utilizzi quelle immagini che, per altro, nel corso di sette anni non sono mai state depositate in alcun incartamento processuale? Soprattutto, quelle immagini sono parziali.

Significativamente, mancano infatti quelle che ritraggono la parte posteriore della vertebra lombare di Cucchi. Quella fratturata durante il pestaggio. Detto altrimenti, le immagini mostrate da Introna documentano solo l’antica frattura vertebrale che Stefano Cucchi si era procurato anni prima del suo arresto.

La mossa di Introna accende la famiglia Cucchi (che lo ha per altro già denunciato due volte alla Procura di Roma). L’avvocato Fabio Anselmo, con una memoria al gip prima e quindi, oggi, in un colloquio con il Procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, solleva un quesito tanto logico, quanto legittimo. Se è vero che Introna le aveva rintracciate nel gennaio scorso, perché mettere al corrente di quelle immagini le parti solo dopo 4 mesi, “violando ogni regola di contraddittorio”? “E se le ha trovate sul web è in grado di dirci dove, come? Di produrre le specifiche del file e del suo download?”.

È un fatto che, in quella riunione dell’11 maggio a Bari, risulti presente alla riunione dei periti la “dottoressa Serinelli”, “medico legale in formazione” dell’Istituto di medicina legale di Roma, quello di cui è oggi direttore Vittorio Fineschi. E che la Serinelli sia nel collegio di parte dei carabinieri indagati, oltre ad essere legata da amicizia a uno dei tecnici che, per conto di Fineschi, lavorarono alla riproduzione tridimensionale dell’immagine della vertebra lombare fratturata. La stessa trovata sul web da Introna.

Insomma una brutta faccenda che fa dire all’avvocato Anselmo: “Mostrando quelle immagini, Introna pensa evidentemente di poter riproporre la storiella della frattura della vertebra di Stefano Cucchi antecedente all’arresto. E per giunta utilizzando solo una parte del lavoro del nostro ex consulente e suo grande nemico Vittorio Fineschi, dimenticando quello dei radiologi. Primo fra tutti quello del professor Masciocchi, presidente della società Italiana di radiologia. Un luminare sentito come teste dalla Procura che ha dichiarato senza ombra di dubbio che, al momento della morte, esisteva una frattura recente della terza vertebra lombare di Cucchi. Insomma, siamo all’incredibile”.

Il gip Elvira Tamburelli,

con un’ordinanza depositata oggi prova a spegnere l’incendio. A rimettere sui binari un treno che rischia di deragliare. Scrive: “Le immagini che appaiono sul web non appartengono al fascicolo processuale e non sono in alcun modo utilizzabili per l’accertamento peritale in corso”. Piuttosto, aggiunge rivolta ad Introna, “il collegio dei periti comunichi se sono ultimate le attività di studio, esame ed analisi di documenti, accertamenti e reperti”.

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