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29 mar

Delitto Alatri, coprifuoco in paese. “Csm apra pratica su rilascio Castagnacci”

Troppo grave quanto accaduto sabato sera ad Alatri, troppi i cittadini che, utilizzando anche i social network per il passaparola, vogliono farsi giustizia da sé e aggrediscono quanti nella cittadina in provincia di Frosinone vengono anche indirettamente ritenuti responsabili della morte di Emanuele Morganti. Troppo alto il rischio di disordini. Ma una prima risposta dallo stesso Comune arriva. Oggi il responsabile della polizia locale ha infatti emesso un’ordinanza con cui viene istituita nel centro storico un’area pedonale nelle ore notturne, una sorta di coprifuoco.

Nel provvedimento viene specificato che “nelle serate dei fine settimana un notevole afflusso di cittadini, anche non residenti, accede al centro storico di Alatri, per frequentarne i locali pubblici”. Soprattutto viene evidenziato che “tale fenomeno è fonte spesso di disordini e di nocumento alla normale circolazione stradale”. Da lì l’istituzione dell’area pedonale a partire da domani e “fino a diversa disposizione”. Il venerdì, sabato e domenica, dalle 20 alle 6, divieto di circolazione in viale Duca d’Aosta, via Cesare Battisti e piazza Santa Maria Maggiore.

“Csm intervenga su scarcerazione Castagnacci”. Sulla scarcerazione, venerdì scorso da parte del Tribunale di Roma, di Mario Castagnacci, arrestato il giorno prima nella capitale per spaccio di droga, intanto è stato chiesto dal consigliere laico del Csm, Pierantonio Zanettin, di aprire una pratica in Prima Commissione a Palazzo del Marescialli per valutare se sussistano i presupposti per un trasferimento d’ufficio per incompatibilità nei confronti del giudice che ha deciso di lasciare libero il cuoco di Alatri. “La vicenda processuale – ha scritto Zanettin – merita un approfondimento da parte del Consiglio Superiore della Magistratura per verificare la correttezza dell’iter”. Secondo il laico del Csm, “è del tutto evidente che gli esiti tragici della vicenda non possono essere addebitati al magistrato che ha disposto la scarcerazione dello spacciatore, ma è altrettanto evidente che si sarebbero evitati, applicando canoni ermeneutici diversi e più rigorosi, in tema di spaccio di stupefacenti”.

Zanettin, infatti, osserva che la scarcerazione di Castagnacci sia avvenuta “nonostante fosse stato trovato in possesso di grandi quantità di stupefacenti e fosse recidivo

Le indagini. L’inchiesta sull’omicidio di Emanuele, aggredito dopo una banale discussione all’interno del circolo “Mirò” e massacrato di botte si concentra intanto sui buttafuori del locale. Finite al momento nell’ombra la figura di Domenico Paniccia, di Frosinone, l’uomo che aveva avuto la discussione al bar del “Mirò” con la vittima e dell’albanese ancora non identificato che avrebbe preso parte al primo pestaggio, gli inquirenti stanno analizzando a fondo il ruolo avuto nella vicenda dal personale addetto alla vigilanza del circolo Acli. Indagati nell’inchiesta, oltre ai due fermati per omicidio, Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, risultano così ora il papà di Mario, Franco Castagnacci e tutti i quattro buttafuori intervenuti quella maledetta sera: Michael Ciotoli, 26 anni, Damiano Bruni, 26 anni, Manuel Capoccetta, 28 anni, tutti di Ceccano, e l’albanese Pietri Xhemal, 32 anni, residente a Ferentino.

Ciotoli è anche sottoposto all’avviso orale del questore, primo passo per l’eventuale applicazione della sorveglianza speciale prevista per soggetti pericolosi per l’ordine pubblico, risulta agli investigatori essere solito “associarsi a persone con precedenti di polizia”, come lo stesso Bruni, e ha precedenti di polizia per spaccio di droga, “porto di oggetti atti ad offendere, rapina, ricettazione e ricettazione di armi comuni da sparo. Ieri sera, tra l’altro, presso il comando provinciale dell’Arma di Frosinone, sono stati nuovamente ascoltati gli indagati e sottoposti nuovamente ad una comparazione delle impronte con alcuni oggetti contundenti repertati dai carabinieri.

La vittima, infatti, dalle testimonianze raccolte dagli investigatori, oltre che con calci e pugni, è stata colpita sia con una chiave di quelle che si utilizzano per togliere i bulloni alle ruote delle auto, impugnata da Palmisani, che con un manganello, ritrovato nell’auto del buttafuori Damiani. Sempre i testimoni, inoltre, hanno riferito di aver visto Emanuele aggredito dai buttafuori prima nel locale e poi all’esterno. E solo in quel momento sarebbero intervenuti i Castagnacci e Palmisani, che avrebbero alla fine massacrato il ventenne di Tecchiena, frazione di Alatri.

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L’autopsia. Risposte importanti in tal senso gli inquirenti le attendono comunque dall’autopsia, che è in corso è che è stata affidata al dott. Saverio Potenza, dell’Università di Tor Vergata, e alla tossicologa Maria Chiara David. Consulenti di parte sono stati inoltre nominati dalla difesa dei due fermati e dall’avvocato Marilena Colagiacomo, che questa mattina ha assunto la difesa di Franco Castagnacci. L’interrogatorio di Mario Castagnacci e Paolo Palmisani da parte del gip del Tribunale di Roma, Anna Maria Gavoni, è invece stato fissato per domani. Il giudice per le indagini preliminari dovrà decidere se convalidare i fermi e se disporre una misura cautelare, trasmettendo poi gli atti per competenza ai colleghi di Frosinone.

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Mentre

proseguono da parte di decine di persone, in Ciociaria, minacce agli avvocati di Frosinone affinché non assumano la difesa degli indagati, per quelle più pesanti, subite dall’avvocato Giampiero Vellucci, è intervenuto l’avvocato Bruno Naso. Prima di iniziare l’udienza, questa mattina, del processo “Mafia Capitale”, il legale romano ha infatti espresso in aula solidarietà al collega di Frosinone.

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