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3 ago

Divo Nerone flop, LazioInnova richiede i soldi ai produttori

Il Divo Nerone si prepara a lasciare definitivamente il suo palco, ormai già spogliato di luci e riflettori, per approdare nelle aule giudiziarie. Lazioinnova – la controllata della Regione Lazio che aveva finanziato con 1 milione e 50 mila euro il musical sul Palatino entrando anche nel capitale azionario della Nero Divine Ventures spa – ha scelto di chiedere a Cristian Casella e Jacopo Capanna, promotori dello spettacolo, la restituzione del contributo per inadempimento rispetto ai contratti, indicando un termine perentorio di 30 giorni per il saldo, e se questo non accadrà, passerà alle vie legali.

“Chiedere la restituzione delle risorse per noi è una prassi, nei casi in cui riscontriamo inadempimenti”, dicono negli uffici di via Marc’Aurelio. Tutto questo mentre il procuratore regionale della Corte dei Conti, Andrea Lupi ha aperto un fascicolo sulle procedure che hanno portato la controllata della Regione ad accordare il contributo alla Nero Divine Ventures. Intanto la lista dei creditori della produzione si allunga di giorno in giorno: tra gli ultimi, gli studi Lumina dove attori, acrobati, ballerini e figuranti avevano provato a marzo e ad aprile lo spettacolo che poi, dopo il tormentato debutto del 7 giugno, ha vissuto solo una dozzina di repliche, alcune davanti ad appena trenta spettatori nella struttura che poteva contenerne tremila.

Nell’ultimo mese è stata molto affannosa la ricerca di soggetti che potessero portare capitali freschi al Divo Nerone in drammatica crisi finanziaria, con cast artistico e maestranze – 106 persone – che da maggio non sono stati più pagati, senza contare la security, i montatori del palco, gli uffici stampa. La risposta in questa ricerca è sempre stata la stessa: “Finanziamo soltanto se il cast artistico torna sul palco”. E da settimane questo pare impossibile senza il pagamento degli arretrati, mentre alcuni pretendono il pagamento dell’intero contratto – le scadenze sono per molti il 10 settembre – prima di riprendere in mano l’Opera.

La produzione – Casella in testa – al cast artistico, rappresentato dagli avvocati Cristiana Massaro e Giacomo Ciammaglichella, ha fatto sapere che, slittato il primo termine del 7 agosto, vorrebbe riprendere il 15 per un mese di repliche di una versione dello show che, dopo i rilievi del Campidoglio su volume e durata, dovrebbe essere ridotto nelle sue due versioni – inglese e italiana – e riprovato integralmente dal cast. Il palco intanto non ha più i riflettori e l’impianto audio, recuperati dagli installatori anche per evitare che potessero essere rubati e danneggiati.

Oggi, se anche uno spettatore volesse acquistare i biglietti, troverebbe molte difficoltà: su Ticketone i tagliandi risultano da settimane non disponibili, e il sito del Divo Nerone non esiste più: sarebbe stato hackerato, secondo la produzione. Riprendere a Ferragosto sembra davvero complicato: “Noi attendiamo di sapere cosa accadrà. Certo, mi pare molto difficile che le repliche possano riprendere” dice l’avvocato

Giorgio Assumma, che rappresenta i big del musical con vista sul Palatino: il regista Gino Landi, il direttore artistico Ernesto Migliacci, gli scenografi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo e la costumista Gabriella Pescucci. Assumma aveva dato un termine prerentorio al 31 luglio per i saldo degli arretrati che, anche in questo caso, non sono arrivati. L’appuntamento è rimandato a un’aula giudiziaria. Per ora resta soltanto il palco: qualcuno dovrà anche smontarlo.

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