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16 mar

Droga dall’Olanda a Latina sui camion dei fiori: sei condanne per narcotraffico

Tulipani, cocaina e affari milionari. Quando tre anni fa, alla luce delle indagini condotte dall’Antimafia di Roma e Reggio Calabria, vennero arrestati i fratelli Crupi, calabresi trapiantati a Latina, e quelli che erano ritenuti i loro collaboratori nel narcotraffico tra Olanda e Italia, lo stesso procuratore Nicola Gratteri definì quell’operazione come una delle tre più importanti portate a termine negli ultimi dieci anni contro la ‘ndrangheta. Vicende per cui oggi pomeriggio il Tribunale di Latina ha condannato sei imputati a un totale di 80 anni di reclusione, ritenendo che avessero costituito un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico.

Secondo gli inquirenti, i fratelli Rocco e Vincenzo Crupi, legati al potente clan Commisso di Siderno, avrebbero utilizzato la loro azienda, con sede legale a Roma e base operativa nel capoluogo pontino, come copertura per i traffici di sostanze stupefacenti, cocaina e marijuana. Ben inseriti in Olanda, i Crupi avrebbero fatto viaggiare la droga che arrivava dal Sud America nel porto di Rotterdam su tir carichi di tulipani. Tra i 6 e gli 11 chili per ogni viaggio. Una volta giunti i tir in Italia la sostanza stupefacente sarebbe andata a rifornire il mercato laziale e del Meridione in generale. E rientrando in Olanda sui tir sarebbe stato nascosto il denaro con cui pagare e alimentare quel traffico milionario. Un business che ha già visto sequestrare ai Crupi beni per 30 milioni di euro tra terreni, case, negozi, alberghi, auto, conti correnti e anche un centro sportivo.

Un’indagine imponente quella compiuta dai carabinieri, iniziata nel 2012 e culminata negli arresti del 28 settembre di tre anni fa. Venerdì pomeriggio, dopo che per otto imputati il pm Giuseppe Bontempo aveva chiesto condanne per 122 anni di carcere, è arrivata la sentenza. Il Tribunale di Latina ha assolto i fratelli Giovanni e Rosario Cilia, ma per gli altri sei imputati lo sconto rispetto a quanto chiesto dal pm è stato minimo. Venti anni di reclusione dunque per Vincenzo Crupi, detenuto al 41 bis, 21 anni per Rocco Crupi, 10 anni per Emanuele Cilia, 10 anni e quattro mesi per Pietro Cinotti, 10 anni e 8 mesi per Antonio Morganella e 11 anni per l’albanese Arben Qushku, per i quali è stata dichiarata anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Condanne che per i fratelli Crupi si aggiungono tra l’altro a quelle incassate l’estate scorsa a Reggio Calabria, nel processo per gli affari di mafia scaturito dalle stesse indagini, con una condanna a 20 anni per Vincenzo e a 14 anni e 4 mesi per Rocco. Un duro colpo per uomini che, secondo gli inquirenti, si sarebbero arricchiti e avrebbero fatto crescere

il potere della ‘ndrangheta in Italia, Olanda e anche in Canada, dove notevole sarebbe stato il peso acquisito da Vincenzo Crupi. Quando le famiglie calabresi trapiantate a Toronto hanno iniziato a discutere su come reagire all’omicidio del boss Carmine Verducci, avvenuto il 25 aprile 2014, a parlare in quel contesto sarebbe stato infatti proprio lui, l’uomo di Siderno che a Latina si presentava come un semplice imprenditore impegnato nell’importazione di tulipani.

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