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4 May

Roma, i ragazzi di Tor Sapienza si raccontano in due cortometraggi

“They can’t take that away from me” canta Fred Astaire, mentre Christian e Valentina, sotto un sole di Luglio si intrecciano in un bacio sul bordo della Prenestina aspettando il tram, che da Tor Sapienza li porterà via, lontano da tutto e da tutti, verso il mare di Civitavecchia per convolare a nozze dopo aver scoperto di aspettare un bambino.

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Christian Benigno, 22 anni, e Valentina Mazzarella, 17 anni, sono i due “Quasi eroi” del cortometraggio di Giovanni Piperno, documentarista e regista televisivo, prodotto da Giovanni Pompili per la Kino produzioni e vincitore del Corto d’Argento 2016, assegnato dal Sindacato dei Giornalisti Cinematografici Italiani.

Un lavoro che nasce da un progetto sociale, organizzato dalla Fondazione Pianoterra Onlus, in collaborazione con l’Associazione Antropos, che da più di vent’anni lavorano a stretto contatto con i ragazzi del quartiere di Tor Sapienza.

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“Abbiamo dato la possibilità a un gruppo di ragazzi tra i diciassette e i vent’anni di scrivere la loro vita, i loro sogni, e di interpretare come attori le loro storie- spiega Piperno – attraverso un laboratorio video che si è snodato nell’arco di cinque mesi e che ha portato alle realizzazione di due cortometraggi: “Quasi eroi” e “Se avessi le parole” entrambi selezionati su 169 corti in lizza per i Nastri”.

Ad affiancare i ragazzi nella scrittura è stato lo sceneggiatore Pier Paolo Piciarelli – premio Solinas e sceneggiatore di “Zoran, il mio nipote scemo” di Oleotto – “all’inizio i ragazzi erano intimoriti dal giudizio degli altri, ma dopo qualche settimana si è creata un’empatia – dice Piciarelli – e il vero salto di qualità è stato quello di diventare coautori delle loro storie”.

Così, da quelle periferie, terre di frontiera dove il degrado, spesso, accende guerre tra poveri e dove, come dice Renzo Piano – che progetta una grande opera di rammendo – “quella vita che sta ai margini della vita, è più vita della vita”, l’uso della scrittura e della macchina da presa ha fatto volare questi ragazzi oltre il grigio dei palazzoni, sopra la sfiducia e la delusione che li circonda.

“Volevamo raccontare la periferia in maniera diversa da come viene raffigurata – dice Piperno – con leggerezza e umorismo, attraverso le vite dure di questi ragazzi che combattono ogni giorno per volersi, almeno, bene e che sui social si rincorrono scrivendosi “amore mio, quanto te amo. t’amo tanto pure io!”.

Da questi fogli bianchi viene fuori la storia di Gabriele, diciotto anni, che dopo aver vestito le salme per un’agenzia di pompe funebri, cerca di conquistare la sua amata, Azzurra, a colpi di rap, raccontato nel corto “Se avessi le parole”. Oppure Samuel e Nicolò, dodicenni, che hanno realizzato un piccolo orto sotto il loro palazzo, non perché sono dei giovani paladini del “chilometro zero”, ma semplicemente perché “ci serve per magnà”. Poi c’è Christian- protagonista di “Quasi eroi” – che vuole lavorare in un canile e sogna di somigliare agli eroi della sua Juventus, canticchiando tutto il giorno l’inno del club.

“Questi ragazzi hanno un contatto molto stretto con il dolore, e quando dimenticano di essere arrabbiati si lasciano andare e diventano spettacolari, con una carica e una vitalità che può essere incanalata in mille progetti e attività. Purtroppo, in questi luoghi mancano le basi dello stare insieme, della condivisione. Una volta c’era la sede del Pci, c’erano delle realtà sociali che facevano da argine a queste vite, oggi non c’è più nulla – conclude Piciarelli – noi, abbiamo cercato di fare un piccolo miracolo insieme alle associazioni che ci hanno aiutato, ma il cinema non può essere la soluzione, serve che la politica faccia il suo dovere: occuparsi dei problemi della gente”.

Intanto, venerdì 6 maggio al cinema Apollo 11 in Roma, ci sarà una

tre giorni dedicata ai Nastri dove verrà proiettato “Quasi eroi” e dopo la vittoria del Corto d’Argento, Piperno, Piciarelli e i ragazzi di Tor Sapienza puntano alla realizzazione di un lungometraggio “stiamo cercando i fondi per fare un film da realizzare con gli stessi protagonisti dei corti, assieme ad altri ragazzi e ragazze del quartiere – conclude Piperno – inseguendo, attraverso il linguaggio del cinema, la crepa da dove passa la luce”.

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