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28 mag

Fiumicino, salvata dal suicidio vittima del Blue Whale

“Mi sto tagliando, non sai che male che fa!”. E durante la telefonata i lamenti di chi dall’altra parte del cellulare stava superando un’altra delle prove richieste dalla Blue Whale, il gioco maledetto della Balena Blu che in Russia ha già provocato 150 vittime tra gli adolescenti. “Non avete molto tempo. Dovete intervenire subito perché mi ha detto che fra poche ore si ucciderà come una delle prime vittime della Balena Blu. E mi ha anche detto che le dispiaceva essere arrivata solo a metà percorso ma che non sopportava più di vivere. E che il gioco lo avrebbe terminato suicidandosi sui binari del treno”. A dare l’allarme alle forze dell’ordine è stata un’adolescente dopo che aveva capito quanto la sua coetanea, 15 anni, residente a Fiumicino, stava facendo sul serio.

Qualche giorno fa alla polizia erano arrivate due segnalazioni di adolescenti romani vittime del gioco che poi si sono rivelate scherzi. La ragazzina di Fiumicino invece aveva deciso l’epilogo: mettersi sui binari e aspettare il treno, attestandosi in questo modo il “trofeo” di una delle prime vittime della Blue Whale in Italia. Era stato il suo “curatore” virtuale, dopo cinquanta giorni di prove, a decidere che la sua morte non sarebbe stata quella di lanciarsi nel vuoto da un edificio alto fino al cielo, come le gran parte delle vittime accertate in Russia in genere vengono psicologicamente obbligate a fare. La sua morte sarebbe stata diversa e proprio questo l’avrebbe fatta diventare ancora di più una eroina.

L’ordine imposto era di infilare la testa sui binari del treno aspettando che questo passasse, mentre nelle sue orecchie suonava una macabra musica che l’avrebbe accompagnata alla morte. Oggi la quindicenne di Fiumicino deve la sua vita all’amica di chat che ha creduto alle sue idee suicide e ha chiamato la polizia raccontando tutta la storia. “Il telefono ha squillato all’alba – dice all’Adnkronos la mamma della ragazzina – Ho risposto col cuore in gola perché ho pensato fosse successo qualcosa. Era un poliziotto che mi informava che mia figlia era nel gioco della Blue Whale e che rispondeva alle sollecitazioni di un curatore che, di giorno in giorno, le ordinava le regole della sfida”.

“Non sapevo neanche dell’esistenza di questa Balena Blu – ha riferito la donna – che invece è subito apparsa sullo schermo quando sono andata a controllare. Insieme a lei anche quattro sue amiche facevano lo stesso gioco e avevano già superato il ventesimo giorno di sfida. Non credevo mia figlia potesse procurarsi delle ferite». La grande amarezza, da genitore, è stata quella di non aver capito in tutto questo periodo in quale trappola mortale e pericola fosse finita sua figlia. E anche altre quattro sue amiche quattordicenni.

“Mi sono ripetuta più volte che mia figlia veva paura del dolore e che mai si sarebbe ‘autolesionata’. E invece non era così. Ho dovuto ingoiare un altro boccone amaro perché quando le ho raccontato che sapevo ormai tutto e che sarebbe arrivata la polizia postale a sequestrare le chat, lei è scoppiata a piangere e mi ha fatto vedere un taglio sull’addome. Un taglio puntellato come se si fosse incisa con un oggetto appuntito. Era una delle tappe previste, mi ha poi spiegato”.

Quando sono arrivati gli agenti del commissariato Fiumicino, che ora stanno lavorando insieme agli investogatori della polizia postale, è stata proprio la ragazzina a raccontarsi e a consegnare le chat nelle quali insieme ad altre coetanee avanzava nelle tappe del gioco del suicidio. “Quello che è successo a mia figlia può accadere a chiunque. Lei è sicuramente fragile ed è quindi stata adescata in maniera più violenta. Non mi aveva mai detto nulla perché

nel gioco il curatore le ordinava di far finta di niente. Credo che provasse una eccitazione mista a paura e quindi viveva nel silenzio. Così ha passato tre mesi senza uscire di casa. Andava soltanto a scuola dove peraltro è molto brava. Io inizialmente ho pensato dipendesse dai conflitti che ci sono in famiglia e che sono rimasti inascoltati alle orecchie delle autorità informate dei fatti. Solo con i giorni mi sono accorta che invece diventava triste e cupa”.

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