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21 mar

Frosinone, droga e cellulari nel carcere: 13 arresti dopo evasione

Droga e telefoni cellulari che entravano con estrema facilità nel carcere di Frosinone. Era sufficiente dare denaro a un assistente capo della polizia penitenziaria e il gioco era fatto. Tanto che da una cella un detenuto, proprio grazie a uno di quei telefonini, continuava a gestire un giro di prostituzione. Questo il quadro tracciato dal pm Rita Cacaruzzo e che ha portato oggi all’esecuzione di undici misure cautelari. Un blitz compiuto dai carabinieri del Nucleo investigativo di Frosinone a distanza di appena quattro giorni dall’evasione dal carcere del capoluogo ciociaro del camorrista 44enne Alessandro Menditti. E non sarebbe ancora finita.

Gli accertamenti compiuti nell’ambito dell’inchiesta del pm Cacaruzzo si sono infatti conclusi a novembre, chiedendo a quel punto al gip l’emissione delle misure cautelari, ma sabato scorso un albanese, Ilirjan Boce, che ha cercato di evadere insieme a Menditti, restando poi bloccato per i gravi traumi subiti nel tentativo di fuga, è stato trovato in possesso di due telefonini, indizio che qualcosa dietro la porta carraia di via Cerreto ancora non va.

L’inchiesta che ha portato il gip Francesco Mancini a emettere, con l’ipotesi di corruzione, 13 misure cautelari, è stata avviata nel luglio scorso, dopo il ritrovamento da parte della polizia penitenziaria di alcuni telefonini nelle celle. Secondo gli inquirenti il prezzo per corrompere l’assistente capo della polizia penitenziaria, un 47enne originario di Piglio, ora messo ai domiciliari, variava tra i 150 e i 500 euro.

I telefonini venivano poi utilizzati dai detenuti sia per parlare con familiari e fidanzate che per continuare a svolgere attività illecite, tanto che un 35enne albanese avrebbe continuato grazie a uno smartphone a gestire lo sfruttamento della prostituzione della sorella e della compagna attraverso inserzioni in specifici siti di annunci e foto, indicando alle donne un vero e proprio codice comportamentale da tenere con i clienti, in ordine a tempi e modalità dei rapporti, e rimanendo a volte in linea sia nella fase della “contrattazione” che della consumazione della prestazione sessuale. Ordinanza di custodia in carcere poi per quattro detenuti, che avrebbero beneficiato dei favori del poliziotto, e obbligo di firma per familiari e amici dei quattro, tra cui due stranieri risultati irrintracciabili, che avrebbero fatto da tramite tra gli stessi detenuti e l’assistente capo della Penitenziaria.

Nell’ordinanza è stata così evidenziato che, “nonostante la sottoposizione al regime carcerario, i detenuti hanno dimostrato una inusuale pericolosità sociale e uno spiccato spessore criminale riuscendo a continuare a commettere delitti anche dall’interno dell’istituto di pena”.

Ma alla luce dei due cellulari trovati sabato scorso all’albanese che ha cercato di evadere e a quanto emerso dalle prime indagini su quell’episodio, visto che proprio contattando alcuni complici grazie a dei telefonini sarebbe stato possibile al camorrista di organizzare la fuga, sembra che i problemi nel carcere di Frosinone proseguano.

Nella stessa struttura, inoltre, pochi mesi fa è stato trovato privo di vita un anziano detenuto, portatore di handicap. Un episodio inizialmente inquadrato come un suicidio per impiccagione, che ha portato però poi, fatti alcuni accertamenti,

la Procura di Frosinone ad aprire un’inchiesta per omicidio e a indagare con tale ipotesi Daniele Cestra, 43enne di Sabaudia, rinchiuso nella struttura di via Cerreto per scontare la pena per l’uccisione di un’anziana, nell’ambito di una rapina degenerata al Circeo. Il detenuto trovato privo di vita era stato affidato a Cestra, che avrebbe dovuto accudirlo, mentre secondo gli inquirenti l’avrebbe strangolato simulando poi il suicidio. Un carcere fuori controllo.

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