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19 nov

Giù dalla torre dei base jumper. Gli abitanti: “Qui non si vive più”

ROMA. Appuntamento a mezzanotte sotto l’Eurosky Tower. La luna rischiara le distese di pannelli solari in cima al grattacielo nel cuore dell’Eur. Con i suoi 120 metri per 27 piani è il più alto di Roma, ospita residenze di lusso e i più moderni sistemi di sorveglianza: allarmi, telecamere, portineria h 24 e un doppio cancello con codice. Praticamente invalicabile. Per i ladri, forse. Ma non per i base jumper, che dal 2012 utilizzano il tetto come piattaforma per i loro lanci clandestini con il paracadute. Scatenando la polemica tra gli inquilini dell’esclusivo edificio, che dormono sonni sempre meno tranquilli.

Quattro giovani scendono dalla macchina e scrutano il palazzo: portano abiti scuri, cappuccio in testa e un anonimo zainetto in spalla. Scompaiono nel buio per riaffiorare pochi minuti dopo all’interno del cortile. Prendono l’ascensore, raggiungono la terrazza. Poi il tuffo: 120 metri di vuoto, 15 secondi di pura adrenalina. Il punto di atterraggio è il campo da calcio di fronte all’Eurosky. Pochi minuti per impacchettare tutto, e nuovamente via nel buio.

“Tra noi ci dev’essere una talpa che dà le chiavi a questi teppisti “, è la tesi più diffusa tra i condomini, che hanno aperto una sorta di caccia alle streghe con tanto di chat su Facebook, per segnalare movimenti notturni sospetti. “Nell’ultimo anno si sono buttati almeno tre volte – spiega un residente – siamo stufi. E non è solo paura: temiamo che questa follia abbassi il valore delle nostre case”. Ma la verità, secondo i base jumper, è tutt’altra. “Ma quali talpe: entriamo da soli quando ci pare”, spiega uno di loro mentre mostra orgoglioso alcuni video delle sue imprese. “Solo nel 2016 ci siamo lanciati da qui almeno cento volte. Alcuni inquilini ci hanno persino salutato dalla finestra. Per noi l’Eurosky è facile, quasi banale”.

Complici la notte e la conoscenza dei luoghi che “colpiscono” (i soprallughi iniziano con settimane d’anticipo), nella maggioranza dei casi i base jumper riescono a farla franca. All’Eurosky sono stati identificati dalla polizia solo due volte: nel marzo 2015 (quando venne fermato anche un militare) e il 22 ottobre di quest’anno. Ma a meno che non vengano colti in flagrante, non essendoci una legge che vieti il base jumping il rischio peggiore che corrono è una denuncia per violazione di domicilio.

Roma non è sola, e se Milano, grazie ai suoi tanti grattacieli, è la capitale di questo sport estremo, basta scorrere le cronache locali per scoprire che in tutta Italia i palazzi meta dei base jumper sono decine. I punti di lancio sono i più disparati, dai palazzoni di periferia al Duomo di Milano e persino al Colosseo. “Serve un’altezza di 60- 70 metri – spiegano i jumper – e nulla più”.

Se non, sarebbe da aggiungere, il gusto del rischio. Dal 1981 si contano nel mondo 311 decessi, 37 solo nel 2016. Tutti in montagna però, che rimane lo scenario dove incontrare i jumper è più frequente. La categoria si difende: “Questi numeri vanno messi in relazione a quelli del fenomeno nel suo complesso. Dicono che siamo 3mila, ma non è vero. Solo in Italia siamo almeno un migliaio, nel mondo forse 200mila, tra i 20 e i 65 anni. Tutti paracadutisti esperti”.

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