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12 nov

Giubileo, al via la chiusura delle porte sante. Il Papa: “Mai abituarsi a chi scarta le persone”

ROMA – Mancano sette giorni al termine del Giubileo straordinario della misericordia, proclamato da Papa Francesco e aperto l’8 dicembre dello scorso anno. La fine ufficiale avverrà il 20 novembre, con la cerimonia liturgica solenne nella basilica di San Pietro in Vaticano presieduta dal Pontefice e la chiusura della Porta Santa.

Già oggi, però, l’Anno Santo sarà praticamente finito: in tutte le diocesi del mondo infatti i vescovi titolari chiuderanno le porte sante delle loro cattedrali, nonché nei santuari. A Roma, sarà il cardinale vicario Agostino Vallini a chiudere nel pomeriggio la Porta Santa della cattedrale di San Giovanni in Laterano. Poco prima e poco dopo, nella capitale saranno chiuse anche quelle delle altre due basiliche papali: San Paolo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore.

E questa penultima domenica di Giubileo coincide con il Giubileo degli emarginati: “La persona umana, posta da Dio al culmine del creato, viene spesso scartata, perché si preferiscono le cose che passano. E questo è inaccettabile, perché l’uomo è il bene più prezioso agli occhi di Dio. Ed è grave che ci si abitui a questo scarto; bisogna preoccuparsi, quando la coscienza si anestetizza e non fa più caso al fratello che ci soffre accanto o ai problemi seri del mondo, che diventano solo ritornelli già sentiti nelle scalette dei telegiornali”, ha detto Papa Francesco durante la messa per i senzatetto.

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“Oggi, cari fratelli e sorelle, è il vostro Giubileo, e con la vostra presenza ci aiutate a sintonizzarci sulla lunghezza d’onda di Dio, a guardare quello che guarda Lui: Egli non si ferma all’apparenza, ma rivolge lo sguardo ‘sull’umile e su chi ha lo spirito contrito’, sui tanti poveri Lazzaro di oggi”. E continua: “Quanto ci fa male fingere di non accorgerci di Lazzaro che viene escluso e scartato! È voltare la faccia a Dio – ha affermato – è un sintomo di sclerosi spirituale quando l’interesse si concentra sulle cose da produrre, invece che sulle persone da amare”.

Papa Bergoglio, poi, ha invitato i fedeli a “non chiudere gli occhi davanti a Dio che ci guarda e dinanzi al prossimo che ci interpella. Apriamo gli occhi a Dio, purificando la vista del cuore dalle rappresentazioni ingannevoli e paurose, dal Dio della potenza e dei castighi, proiezione della superbia e del timore umani”, ha detto ancora. “Gesù invita fermamente a

non avere paura di fronte agli sconvolgimenti di ogni epoca, nemmeno di fronte alle prove più gravi e ingiuste. Egli chiede di perseverare nel bene e di porre piena fiducia in Dio, che non delude: Dio non dimentica i suoi fedeli, la sua proprietà preziosa, che siamo noi; ma ci interpella oggi sul senso della nostra esistenza. Quasi tutto in questo mondo passa, come l’acqua che scorre via; ma ci sono realtà preziose che rimangono, come una pietra preziosa in un setaccio”. Si chiede il Papa: “Che cosa resta, che cosa ha valore nella vita, quali ricchezze non svaniscono? Sicuramente due: il Signore e il prossimo. Questi sono i beni più grandi, da amare. Tutto il resto, il cielo, la terra, le cose più belle, anche questa basilica, passa. Ma – avverte – non dobbiamo escludere dalla vita Dio e gli altri”.

Anche la Chiesa deve restare lontana da interessi e potere: “La lente d’ingrandimento della Chiesa punti su dimenticati ed esclusi. Dio ci liberi dal rivolgerla verso di noi; ci distolga dagli orpelli che distraggono, dagli interessi e dai privilegi, dagli attaccamenti al potere e alla gloria, dalla seduzione dello spirito del mondo”.

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