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24 ago

I quarant’anni di Estate romana, ma il Comune se ne dimentica

Era il 25 agosto 1977: con la proiezione di “Senso” di Luchino Visconti nella basilica di Massenzio nasceva l’Estate Romana. L’evento avrebbe meritato di essere ricordato e celebrato, con una specifica iniziativa perché Massenzio e le successive manifestazioni dell’Estate Romana hanno davvero cambiato profondamente il modo di vivere la cultura e la città. Ma il Comune della sindaca Raggi ha la memoria corta o, più probabilmente, ha deciso di passare sotto silenzio l’anniversario perché il confronto con la realtà di questi giorni e le iniziative messe in cantiere dall’attuale amministrazione sarebbe stato decisamente sconfortante.

Emozioni e momenti indimebticabili, serate di cinema e poesia: mandateci i vostri ricordi dell’estate romana nei commenti in fondo all’articolo

Ad ideare l’Estate Romana, esattamente quarant’anni fa, fu Renato Nicolini, assessore alla cultura della giunta Argan, insieme ad un gruppo di ragazzotti, appassionati cinefili, provenienti dalle attività degli svariati cineclub, all’epoca assai numerosi in città. Alla proiezione di “Senso”, quel 25 agosto, parteciparono, pagando una tessera associativa del costo di cento lire, alcune centinaia di spettatori, ma già dalla serata successiva, con la maratona de “Il pianeta delle scimmie”, le presenze si moltiplicarono e il successo fu travolgente. L’idea vincente di Nicolini, successivamente arricchita nelle gestioni di Gianni Borgna, fu quella di portare la cultura fuori dai luoghi deputati, nelle piazze e nelle strade della città, consentendo ai romani di rimpossessarsi del tessuto urbano e della notte, dopo il lungo coprifuoco, inevitabile conseguenza delle paure e dei timori suscitati dagli anni di piombo.

La cosa straordinaria è che Massenzio, come le successive iniziative dell’Estate Romana, a cominciare dal Festival dei Poeti a Castelporziano nel 1979, riuscirono ad amalgamare un pubblico popolare e assai variegato: studenti, ceti medi, proletari e sottoproletari. Lo stesso Nicolini, prematuramente scomparso nel 2012, ne fu colpito; in una testimonianza di qualche anno fa ricordava che “la seconda sera a Massenzio c’erano quattromila persone. C’era una famiglia romana, di quelle ormai estinte, che si era portata da mangiare i rigatoni e, accanto a loro, in perfetta armonia, un gruppo di ragazzi che si rollavano uno spinello”. Insomma l’Estate Romana compì il miracolo

di riunire tutte le diverse anime della città. Ma anche, come ricorda in un passo del suo libro “Una città aperta” Gianni Borgna, altro assessore intelligente e rimpianto, “la cultura continuò a confermarsi un formidabile volano dell’economia, favorendo e moltiplicando le presenze turistiche nella capitale”. Improbabile che quest’anno i visitatori di Roma siano arrivati in città attratti dalle iniziative dell’Estate Romana 2017.

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