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1 giu

Kentridge, vietate le bancarelle

Via gli stand. Alla fine Kentridge è salvo e “Teverestate” deve traslocare, smontare i gazebo e farsi più in là. Il fregio dell’artista sudafricano deve restare visibile, niente gazebo nei 550 metri dell’opera. Lo hanno deciso Mibact e Comune nel corso dell’ultima riunione alla quale non erano stati invitati né gli operatori di “Teverestate” né i rappresentanti di “Tevereterno”. Sono quattro le prescrizioni della Sovrintendenza: “Totale assenza di strutture di fronte al fregio monumentale, in modo da garantire sempre e comunque la piena fruizione e visibilità dello stesso – scrive la Sovrintendenza – conseguente allestimento degli stand esclusivamente all’interno dell’area in concessione non interessata dall’opera; possibilità di collocare stand anche ai lati del fregio in prossimità dei ponti, in deroga alla consueta distanza di rispetto di 5 metri dal piede degli stessi e nel tratto antistante l’opera dovranno essere collocate strutture (pedana e balaustra) che, senza impedirne la visibilità, al tempo stesso assicurino le necessarie condizioni di sicurezza per i frequentatori; in tale tratto potranno essere collocate sedute e punti appoggio”.

Kristin Jones, fondatrice di “Tevereterno” e la consigliera Nathalie Naim tirano un sospiro di sollievo. “È una soddisfazione – dice Naim – Spero che in futuro sulle banchine del Tevere ci sia meno commercio, più cultura e più natura come previsto dal piano regolatore”. Sono delusi e amareggiati gli organizzatori della manifestazione estiva. “Con gli avvocati valuteremo se fare ricorso – dicono dalla coop La Tredicesima – Gli investimenti erano già stati fatti, gli stand montati e autorizzati, ora l’evento rischia di saltare insieme ai tantissimi posti di lavoro. Abbiamo più volte aiutato e sostenuto, anche gratuitamente

grazie ai nostri ragazzi, ex tossicodipendenti, le attività della Jones. Il nostro cartellone sarebbe stato ricco di cultura. Tutta questa storia è un incubo. Ora stiamo valutando quali forme di protesta organizzare, forse faremo delle manifestazioni. Anche perché le istituzioni non si sono rese disponibili a sostenere lo spostamento dei banchi, anzi ci hanno chiesto di lasciare, a nostre spese, la pedana davanti al fregio. Oltre al danno, la beffa”.

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