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20 mag

La rinascita di ‘West Side Story’: a Roma il film restaurato con l’Orchestra

Rinasce alla grande West Side Story, il Romeo e Giulietta del ventesimo secolo. Nutrito dalla magistrale partitura di Leonard Bernstein, questo musical d’incrollabile vitalità scenica (nel 1961 fu tradotto anche in cinema da Robert Wise, vincendo ben dieci Oscar: nessun film musicale ha ottenuto tanto), debuttò in teatro a New York nel 1957, con regia del mitico coreografo Jerome Robbins. Oggi si moltiplicano i revival. Il 21 maggio alle 18 (repliche lunedì 23 alle 20.30 e martedì 24 alle 19.30), Santa Cecilia presenta all’Auditorium Parco della Musica di Roma la versione cinematografica di Wise, con musica di Bernstein eseguita dall’orchestra ceciliana diretta da Ernst van Tiel. Per la prima volta vedremo la pellicola restaurata dalla MGM e in alta definizione, coi dialoghi e voci accompagnati da musica dal vivo. Ancora: dal 6 dicembre il Teatro Regio di Torino programma in esclusiva il musical di Bernstein riproducendo la regia e la coreografia originali di Robbins, con la musica di Bernstein suonata dall’orchestra torinese diretta da Donald Chan. Infine Antonio Pappano ha annunciato che proporrà West Side Story a Santa Cecilia nell’ottobre del ’18 (anno in cui cade un secolo dalla nascita di Bernstein) come apertura della stagione sinfonica 2018-2019.

Si rivela dunque clamoroso l’interesse manifestato per questo titolo “leggero” (si fa per dire) da istituzioni musicali di prestigio “classico”, come pure il Festival di Salisburgo, dove nell’edizione di Pentecoste, diretta dalla cantante-star Cecilia Bartoli, ha appena debuttato un nuovo West Side Story di fortissimo appeal. La regia onirica, visionaria, iper-colorata e frenetica è di Philip WM. McKinley, e la scandiscono travolgenti coreografie vintage di Liam Steel. Sponsorizzato da Rolex, l’evento occupa lo spazio della Felsenreitschule, immensa arena semi-circolare che affonda nella roccia. Per l’occasione la invadono graffiti metropolitani sfavillanti e vertiginosi ponteggi, percorsi dalle avventure funamboliche delle figure di una storia che immette la tragedia shakespeariana nell’Upper East Side di New York, trasformando i Capuleti e i Montecchi in violente bande contemporanee di etnie diverse, tra risse di strada e omicidi.

Biglietti esauriti da mesi malgrado i prezzi – 430 euro per un posto di metà platea – e sold out sia per le date di maggio sia per le repliche d’agosto, dal 21 al 29. Acclamazioni rivolte ai due eroi della serata, cioè la Bartoli, lanciatasi in un genere “altro” rispetto alla sue raffinatezze operistiche, e il direttore Gustavo Dudamel alla testa della Simon Bolivar, l’orchestra giovanile venezuelana che lo ha plasmato e proiettato in una carriera siderale. Tra i suoi attuali fiori all’occhiello Dudamel, ancora spettinato e informale come il ragazzino degli esordi, vanta la guida stabile della Filarmonica di Los Angeles e collaborazioni con le massime orchestre del mondo, tra cui i Wiener Philharmoniker, “che mi affideranno il prossimo Concerto di Capodanno”, riferisce con orgoglio.

Dirigere a Salisburgo la musica di Bernstein lo entusiasma: “Viaggiare in questa partitura è come aprire una scatola magica”, racconta. “Bellissimo riscoprirla nella versione per grande orchestra, la stessa in cui la incise Bernstein. Di solito a Broadway la eseguono piccoli ensemble, mentre qui si espande in tutta la sua pienezza e con un’eterogeneità di strumentazione che include mandolini e chitarre spagnole. Fantastico l’andamento “jazzy” dell’opera”.

E’ stato il disco registrato da Bernstein a ispirare la scelta della Bartoli, stratega dell’intero progetto: “Il compositore volle due cantanti lirici come Kiri Te Kanawa nella parte di Maria e José Carreras in quella di Tony”, spiega Cecilia, splendida cinquantenne che nello show diventa una Maria matura, la quale sogna e ripercorre a ritroso il passato. Insieme a lei, specularmente, c’è una versione giovane di Maria, la bellissima attrice Michelle Veintimilla, mentre Tony è il tenore americano Norman Reinhardt. “Non vedevo l’ora di cantare hit come Tonight, Ond Hand, One Hart, I Feel Pretty e Somewhere”, esulta la gloriosa artista. E’ stata sua l’idea d’invitare Dudamel con la Simon Bolivar, “un’orchestra che ha l’energia e la passione giuste per questa musica”. “Più passa il tempo”, la incalza Dudamel, “e più ci si rende conto che Bernstein è un campione della musica del Novecento”.

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