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21 mar

Latina, 18 indagati tra i ‘forconi’ . “Volevano sostituirsi all’ordine dello Stato”

Rivoluzione. No Equitalia. Politici tutti corrotti e da punire. Da quattro anni sono queste le parole d’ordine del movimento dei Forconi, gruppo di indignati composto in larga parte di agricoltori in crisi, autotrasportatori e cassintegrati, che con una serie di proteste alla fine del 2013 mise in crisi il sistema dei trasporti in Italia.

Quel movimento, nato a Latina e poi estesosi in tutta la penisola, secondo gli inquirenti non sarebbe però più soltanto una delle tante manifestazioni di malessere provenienti dai settori in maggiore affanno, ma si sarebbe trasformato in un’organizzazione criminale, finalizzata all’istigazione a delinquere e all’usurpazione di pubbliche funzioni. Con tali accuse il sostituto procuratore della Repubblica di Latina, Daria Monsurrò, ha indagato 18 esponenti del Movimento 9 Dicembre-Forconi e all’alba di oggi ha dato ordine alla Digos di perquisirli, facendo sequestrare computer, supporti informatici e documenti cartacei relativi alle attività portate avanti dalla presunta associazione per delinquere.

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I 18 indagati, negli ultimi mesi, ricorrendo soprattutto ai social network, hanno più volte manifestato l’intenzione di dare esecuzione al cosiddetto “Ordine di cattura popolare”, un documento di 19 pagine pubblicato all’inizio dell’anno sul blog dei Forconi, che la questura di Latina definisce “dal forte contenuto istigatorio, con il quale si incitano i cittadini ad arrestare tutti i parlamentari della Repubblica, gli esponenti del Governo e finanche il Presidente della Repubblica”. Proprio come quando il 14 dicembre scorso, nei pressi di Montecitorio, alcuni aderenti al Movimento hanno aggredito l’onorevole Osvaldo Napoli, bloccandolo e dicendogli che lo stavano arrestando su mandato popolare, azione interrotta da poliziotti e carabinieri in servizio nella zona, che identificarono e denunciarono 14 persone.

Azioni che hanno portato all’inchiesta con 18 indagati e alle perquisizioni compiute dalla Digos, oltre che a Latina, a Roma, Ascoli, Campobasso, Taranto, Firenze, Como e Treviso. Un blitz coordinato dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione e che ha coinvolto anche la polizia postale, che ora dovrà esaminare i pc e il materiale informatico sequestrato.

“Evidente – ha dichiarato in conferenza stampa il capo della Digos di Latina, Walter Dian – il tentativo di sostituirsi all’ordine costituito dello Stato. Alcuni esponenti del Movimento hanno postato messaggi che istigano a commettere una serie di delitti, che potrebbero essere raccolti anche da altri e che potrebbero generare gravi fatti”. Proprio come accaduto il 23 aprile 2013, quando davanti a Palazzo Chigi, il giorno dell’insediamento del Governo Letta, Luigi Preiti sparò e cercò di uccidere il brigadiere Giuseppe Giangrande.

Tra

gli indagati anche il presidente del Movimento, Danilo Calvani, agricoltore di Latina, fotografato durante le proteste di quattro anni fa, a Genova, mentre si allontanava dalla piazza a bordo di una Jaguar. E appena lunedì scorso proprio Calvani, sempre tramite Facebook, aveva lanciato tale messaggio: “Arrestare e condannare tutta questa classe politica abusiva, illegittima e corrotta fa parte del dovere di ogni cittadino”. Poi però sono arrivate la Digos e la Postale.

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