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22 feb

Latina, clan e maxi appalti: sequestro da tre milioni di euro

Dal crimine di strada all’imprenditoria, dai furti e i pestaggi agli affari con imprenditori destinatari di maxi appalti nel Lazio e con la grande distribuzione. Questa l’evoluzione compiuta da Gianluca Tuma, 46 anni, di Latina, arrivato a gestire un piccolo “impero” tra il capoluogo pontino e Roma, sempre mantenendo uno strettissimo legame con il clan rom Di Silvio, espressione in terra pontina dei Casamonica romani. Un patrimonio stimato in circa tre milioni di euro, a cui oggi, su ordine del Tribunale di Latina, l’ufficio misure di prevenzione della divisione anticrimine della locale questura ha messo i sigilli, ritenendolo frutto di illeciti.

Già nell’inchiesta denominata “Don’t touch”, su un’associazione per delinquere messa in piedi a Latina dai Di Silvio, Tuma era stato indicato come il “facilitatore” del clan e l’uomo in grado di far fruttare le risorse provenienti dalle attività criminali. Un’indagine che ha portato, in primo grado, a condanne a undici anni di reclusione per il presunto capo della gang, Costantino Cha Cha Di Silvio, e a tre anni e quattro mesi per lo stesso Tuma.

La questura di Latina ha quindi acceso un faro su quest’ultimo, ricostruendone la carriera compiuta nel crimine, dal primo arresto subito all’età di quindici anni ad oggi, dalle scorribande in terra pontina al legame con Massimiliano Mantovano, l’imprenditore romano coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta cricca dell’Enac e gli appalti pilotati per i lavori all’aeroporto di Ciampino e negli aeroporti minori del Lazio. Poi la richiesta al Tribunale di applicare al 46enne una misura di prevenzione e il sequestro preventivo.

Le indagini, inserite nel monitoraggio dei patrimoni sospetti disposto dal questore Giuseppe De Matteis, hanno dimostrato, fanno sapere dalla questura, “in maniera incontrovertibile come il Tuma abbia tratto sostentamento e ricchezze da attività illecite, manifestando la sua capacità non solo a compiere ma anche a organizzare, promuovere e gestire trame criminali, sebbene impegnato a ritagliarsi l’immagine di un rispettabile imprenditore”.

Sigilli dunque a cinque immobili, quattro locali commerciali, tre autocarri, un rimorchio, due auto, due moto e quote societarie e rapporti bancari di 14 società tra Latina e Roma, impegnate soprattutto nei settori alimentare e immobiliare.

Sotto sequestro, inoltre, anche una barca e il vecchio marchio del Latina Calcio, appartenente alla Campo Boario srl, società di calcio di Latina che ha portato a stringere un saldo rapporto anche tra Cha Cha Di Silvio e l’onorevole Pasquale Maietta, tesoriere di Fratelli d’Italia alla Camera. Un altro colpo a protagonisti e fiancheggiatori della criminalità rom, che nel Lazio viene sempre più spesso equiparata a quella di stampo mafioso.

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