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23 mag

Latina, uccisero di botte e rapinarono camionista polacco: presa banda due anni dopo

Giunto in Italia con un carico di 1.600 pneumatici e fermatosi a dormire nel piazzale dell’azienda a cui doveva scaricare la merce, la “Eurotire” di Cisterna di Latina, lungo la statale Appia, un autotrasportatore di 26 anni, di nazionalità polacca, è stato aggredito da una banda di rapinatori, massacrato di notte e ucciso. A distanza di due anni da quel colpo finito nel sangue, la squadra mobile di Latina ha compiuto quattro arresti, quelli di tre napoletani e un fioraio del capoluogo pontino, accusati di rapina aggravata, sequestro di persona e morte come conseguenza di altro delitto. L’elemento che li ha incastrati? Aver buttato nei pressi del luogo dell’aggressione una maglia del Napoli calcio.

La rapina è stata compiuta l’11 giugno 2015. Dopo il pestaggio, due malviventi si misero alla guida dell’autoarticolato del polacco Rafael Sebastian Skrziniarz, e altri tre saltarono su un’auto di colore scuro, come appurato dalle immagini catturate dalle telecamere di videosorveglianza della zona. Percorsi due chilometri, però, i rapinatori si resero conto di aver esagerato e che rischiavano l’accusa non più di rapina, ma di omicidio. Dal mezzo pesante vennero quindi buttati lungo l’Appia i vestiti sporchi di sangue e poi la stessa vittima, fino ad arrestare la corsa dell’autoarticolato ed abbandonare il mezzo con il motore ancora acceso.

Gli investigatori della Mobile, giunti sul posto, trovarono il 26enne privo di conoscenza, ranicchiato in un fossato, in stato di coma, e i vestiti sospetti, tra cui appunto la maglia del Napoli. L’autotrasportatore non si è mai più svegliato ed è deceduto il 7 maggio 2016. “Non abbiamo mai mollato, per rispetto alla vittima, e ora possiamo dire di aver risolto un cold case”, ha sostenuto in conferenza stampa il vicequestore Antonio Galante.

Analizzando il traffico telefonico della zona e individuata una telefonata diretta proprio a Napoli, fatta con un cellulare intestato a terzi da uno degli attuali arrestati, gli investigatori si sono concentrati su un gruppo di campani specializzato nelle rapine ai tir. La comparazione tra il loro Dna e quello recuperato sugli indumenti abbandonati e nella cabina dell’autoarticolato ha fatto il resto. Su richiesta del pm Marco Giancristofaro, il gip Laura Matilde Campoli ha così emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Mario Amore, 46 anni, Alessandro Gargiulo, detto Portobello, 41 anni, e Vincenzo Minichini, 32 anni,

tutti del quartiere Barra di Napoli e gli ultimi due già detenuti a Modena e a Poggioreale per altre vicende. Disposti infine i domiciliari per il presunto “palo”, Luigi Zinno, 41 anni, fioraio di Latina. Ma qualcuno dei responsabili del colpo costato la vita a un ragazzo di 26 anni potrebbe essere ancora libero. “Secondo noi ad agire sono stati in cinque, forse sei, ma per altri non abbiamo trovato riscontri”, ha specificato il vicequestore Galante.

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