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24 mar

Latte made in Lazio, un bando e una filiera per sostenere l’oro bianco

Un bando per ottenere finanziamenti per difendere l’economia rurale. Un sito web e una campagna di comunicazione su tutta la regione per rilanciare il “latte made in Lazio”. Ma soprattutto un’indicazione geografica che assicura la qualità e freschezza del latte: prodotto e consumato nel raggio di soli 40 chilometri. Così produttori, trasformatori, organizzazioni agricole e istituzioni hanno deciso di fare fronte comune per promuovere “l’oro bianco” un’eccellenza agroalimentare del territorio con le sue qualità. Sono i primi passi che muove il progetto “Filiera del latte del Lazio dopo l’accordo siglato nella Regione Lazio. Il rilancio passa anche attraverso un bando della Regione. Entro il 31 marzo possono essere presentate le domande per ottenere un finanziamento di circa 100mila euro per sostenere i progetti di filiera previsti dal Programma di Sviluppo Rurale della Regione Lazio. La neocostituita filiera del latte del Lazio parteciperà e dovrebbe essere la prima e l’unica filiera del latte a livello nazionale a poter accedere a uno strumento di questo sostegno.

La filiera del latte è un progetto, sostenuto dalla Regione Lazio, che ha raccolto l’adesione dei quattro dei più importanti stabilimenti di trasformazione del latte della regione (Centrale del Latte di Roma, Fattoria Latte Sano, Ipa Latte di Nepi, Centrale del Latte di Rieti). Ma anche le principali Cooperative di raccolta latte, in rappresentanza di circa 450 aziende agricole, le maggiori Organizzazioni professionali agricole regionali (Cia – Agricoltori Italiani Lazio, Coldiretti Lazio, Confagricoltura Lazio).

Il promotore della filiera è Unindustria Lazio che per fronteggiare la criticità del settore ha istituito un apposito gruppo di lavoro.

“La valorizzazione del latte fresco è essenziale per garantire un futuro al sistema della zootecnia del Lazio – spiega l’assessore all’Agricoltura, Carlo Hausmann – Gli strumenti scelti dall’accordo di filiera lattiero-casearia sono molto importanti, sia per costruire delle solide basi di educazione alimentare, facendo recuperare alla produzione del latte di qualità’ un giusto spazio di mercato, sia per rafforzare il legame tra i territori e il prodotto latte attraverso la creazione della “Strada del latte e dei formaggi” permanente nel Lazio”.

L’accordo, inoltre, propone anche l’apertura delle stalle ai consumatori e la valorizzazione delle fattorie didattiche che potranno proporre ai consumatori non soltanto visite aziendali, ma veri e propri momenti di educazione alla conoscenza del latte e all’importanza della qualità e tracciabilità del prodotto. Complessivamente gli operatori che a oggi sostengono l’iniziativa rappresentano la produzione di circa il 60% del latte bovino del Lazio, ossia 180 milioni di litri/anno forniti da 50 mila capi di allevamento”.

Il progetto di filiera impegna le aziende agricole partecipanti al rispetto rigoroso dei requisiti sanitari per la produzione del latte crudo, così come delle norme sul benessere animale, e disciplina l’introduzione di riferimenti territoriali in etichetta da parte delle industrie della trasformazione, sia per il latte fresco convenzionale, di alta qualità e biologico a proprio marchio, sia sui prodotti caseari e derivati del latte.

“La filiera del latte è un esempio importante di quello che si può fare di buono per risollevare questo importante settore – commenta Micaela Pallini, presidente sezione Alimentare di Unindustria – Essere promotori di un’iniziativa così importante, che tiene insieme i trasformatori ed i produttori del latte, l’industria e l’agricoltura al fianco delle Istituzioni del territorio, è un cambiamento di approccio fondamentale. Unindustria e Confagricoltura Lazio hanno scelto di tracciare un percorso che mettesse il latte fresco prodotto nel Lazio al centro di una strategia di difesa e di rilancio dell’intera economia regionale”

La crisi del settore è molto pesante a livello nazionale: negli ultimi 2 anni la riduzione dei volumi di latte si è attestata sul 6% all’anno e nei 5 anni appena trascorsi si è perso circa 1/4 del mercato, mentre il consumo procapite annuale è sceso da 52 a 47 kg a persona. Le criticità si avvertono anche nel Lazio, sebbene rimanga un mercato molto vivo perché assorbe da solo il 10% della domanda italiana di latte fresco. Nel 2016 la flessione dei consumi è stata superiore alla media nazionale, sia per il latte fresco (-7,%), sia per il latte UHT (-4%). Tra il 2012 e il 2016 il calo delle vendite è stato del -23% nel segmento latte fresco, che si riduce a un più mite -13% (figura 1) valutando anche il segmento del latte Extended Shelf Life (ELS). Attualmente la regione produce circa il 3% del latte fresco italiano grazie a un sistema zootecnico di circa 1200 aziende, con un patrimonio di oltre 80.000 bovine in lattazione. La produzione di latte vaccino ritirata nell’annata lattiera 2014/2015 si è attestata in 324,8 milioni di tonnellate.

A livello regionale, come avviene in tutto il Paese, il settore sta attraversando

una fase di profonda riorganizzazione che provoca la diminuzione del numero di aziende a fronte di una maggiore specializzazione e della crescita della consistenza media del patrimonio bovino. Tradotto in dati, questo processo significa che, dal 2005 a oggi, il numero di aziende da latte di dimensione media o medio-grande è passata dal rappresentare meno del 16% del totale all’attuale 48%, arrivando a coprire il 75% del latte consegnato a livello regionale.

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