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21 mag

Lazio, la festa rovinata Keita e Lulic espulsi accuse all’arbitro

Da una partita così, a fine campionato, non ti aspetti qualcosa di storico. E invece, al 28′ del primo tempo, in Curva Nord si alza uno striscione che sorprende: “I nemici di una vita salutano Francesco Totti”. La firma è degli Irriducibili, il gruppo organizzato dei tifosi biancocelesti. Un gesto inatteso, che con signorilità rende onore all’avversario per eccellenza degli ultimi vent’anni. Per i laziali non averlo più contro effettivamente sarà una sensazione strana, come se l’ispettore Zenigata riuscisse ad arrestare Lupin, o Willy il Coyote catturasse Beep Beep.

Tutte rivalità destinate ad andare avanti per sempre. Messo agli atti questo omaggio inatteso, la partita persa 3-1 con l’Inter riesce a entrare nella storia anche per un altro motivo: il calcio di rigore, con il quale Keita sblocca la partita, rende il senegalese e Immobile la coppia gol più prolifica della storia della Lazio in campionato, rispettivamente 16 e 22. Fanno 38, al pari di Signori e Casiraghi nella stagione 1995/96. Numeri che fanno piacere a Inzaghi, ma fino a un certo punto. Lui avrebbe preferito leggerne altri, lo aveva detto alla vigilia, tra un messaggio e l’altro alla società in ottica rinnovo: “Voglio il record di punti e il quarto posto in classifica “.

Adesso si complicano entrambe le cose, perché l’Atalanta è distante appena un punto e la prossima partita la Lazio giocherà nell’inferno di Crotone, alla ricerca disperata della salvezza, e senza Keita e Lulic. Due espulsioni discutibili, soprattutto quella del senegalese, con l’arbitro Di Bello capace di trasformare un calcio di rigore, per fallo di Medel, in simulazione del senegalese. Un rosso che in teoria potrebbe far diventare quella con l’Inter la sua ultima partita con la maglia della Lazio, ma Inzaghi ha già dimostrato che farà di tutto per trattenerlo. Lui, come tutti gli altri big: “Bisogna ricordare – spiega il ds Tare – che ci sono due parti: la società e il giocatore.

Entrambe devono andare avanti d’accordo, come in un matrimonio”. Il dirigente biancoceleste torna anche alla finale di Coppa Italia con la Juve: “Sarei un bugiardo se dicessi che abbiamo assorbito la sconfitta. Non siamo stati in grado di affrontare la gara con l’agonismo giusto,

facciamo i complimenti e accettiamo il verdetto. L’esperienza ci servirà in vista della prossima stagione. Il mercato? Chi arriverà, dovrà essere in grado di aiutare la crescita della società”.

E nel secondo tempo in Curva Nord si alza un altro striscione, paradossalmente ancora più inaspettato di quello su Totti, se solo fosse stato ipotizzato l’estate scorsa: “Società, squadra e tifosi: che questo sia solo l’inizio”.

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