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30 dic

Lazio, “Mago” Felipe e Inzaghi al top. Djordjevic flop, ora piace Eder

Una Lazio da 4 nella prima metà dell’anno, da 8 nella seconda. Alla fine è un 2016 sufficiente, forse anche da 6.5, quello della Biancoceleste. Bocciata da gennaio a maggio per aver fallito l’Europa League (ottavo posto) e per l’eliminazione in Coppa contro uno Sparta Praga qualunque (Pioli disastroso nella gara di ritorno all’Olimpico); da dimenticare anche il periodo giugno-8 luglio per il caso/ caos Bielsa, con figuraccia tremenda per tutti i protagonisti; poi da agosto ad oggi il sollievo, con Inzaghi in panchina, l’inserimento in società di Peruzzi e Diaconale, un mercato convincente soprattutto per l’acquisto di Immobile, Wallace e Bastos, e risultati sorprendenti, viste le premesse: la Lazio infatti chiude l’anno al quarto posto, a quattro passi dalla Roma seconda.

Tra gli eventi più importanti del 2016, la cessione all’Inter di Candreva: la scelta ovviamente ha diviso l’opinione pubblica laziale. È stato anche l’anno dell’Olimpico semideserto (media inferiore ai 20mila spettatori), e della manifestazione del 14 luglio: in 5000 sotto la Prefettura per contestare la società.

Un’iniziativa pacifica che colpì molto Lotito: non a caso nei giorni successivi arrivarono le mosse Peruzzi e Diaconale, primo passo verso la “normalizzazione” del club. Una rivoluzione necessaria (cambiato anche lo staff medico) che sta producendo risultati positivi: il rendimento della squadra ha riavvicinato i tifosi, soddisfatti del lavoro di Inzaghi. Ma il percorso è ancora lungo, lo ricorda lo stesso tecnico. Conforta di sicuro che Felipe Anderson sia tornato quasi ai livelli di due anni fa, con una continuità addirittura superiore (è stato il migliore in 7 delle ultime 10 partite). Altri dati incoraggianti: il ritorno in campo di de Vrij, “ministro” della difesa; i gol di Keita e Immobile, che però non segna da 7 gare; i progressi

di Milinkovic, ormai punto fermo della squadra. Dall’altra parte, preoccupa il rendimento di leader come Marchetti e Biglia. Delusione dell’anno, Djordjevic: sconcertante la sua involuzione.

Inzaghi ha bisogno di un’altra punta: gli andrebbe bene uno tra Eder (nome nuovo), Paloschi e Gabbiadini. Arrivasse, il 2017 inizierebbe “nel migliore dei modi”, l’espressione preferita del giovane tecnico: è lui la rivelazione del 2016 biancoceleste.

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