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16 mag

Legambiente, “A Roma oltre 100 mila persone vivono in aree a rischio”

Investire risorse in prevenzione. E’ in definitiva questo il suggerimento, il consiglio o meglio l’avvertimento che viene fuori dall’ultima “indagine sulle attività delle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico” condotta da Legambiente e appena pubblicata. Perché ingentissimi sono i danni e i lutti che la fragilità del nostro territorio – argomenta l’indagine – ha causato negli ultimi anni. Secondo i dati pubblicati dall’Irpi (Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica) del Cnr, solo nel 2015 frane e alluvioni hanno causato 18 vittime, 1 disperso, 25 feriti e 3.694 persone evacuate o senzatetto in 19 regioni, 56 province, 115 comuni e 133 località; mentre dal 2010 al 2014 le vittime sono state 145 e gli evacuati o senzatetto 44.528. Una vera emergenza, dunque, che secondo l’analisi di Legambiente per essere arginata necessita di una “politica di mitigazione del rischio che sappia tutelare il suolo e i corsi d’acqua e ridurre i pericoli a cui sono quotidianamente esposti i cittadini”.

Centomila persone. Nella capitale, secondo i dati di Legambiente, sono addirittura oltre 100mila le persone che abitano e lavorano in aree a vari livelli di rischio e sono ben 1.135,6 gli ettari di territorio in R4 (massimo rischio idrogeologico) dove vivono 17.757 abitanti secondo i dati dell’autorità di bacino del Tevere.

La ricerca e il Lazio. Per condurre la ricerca Legambiente ha inviato un questionario a 6.174 amministrazioni comunali con aree a rischio idrogeologico. Solo il 23 per cento dei comuni a rischio ha risposto, per un totale di 1.444. E 45 di questi sono stati trattati separatamente perché incompleti. Nel Lazio, nonostante le tante aree a rischio, la percentuale è stata del 15 per cento, cioè 55 amministrazioni comunali, di cui 7 incomplete. Tantissime le attività produttive che vengono svolte in aree a rischio, così come le abitazioni, interi quartieri, le strutture commerciali, le strutture sensibili, ma anche le edificazioni dell’ultimo decennio che sorgono in aree in cui non dovrebbero sorgere.

Dunque nel Lazio il 33 per cento dei comuni ha interi quartieri costruiti in aree a rischio e il 15 per cento ha continuato a costruire in tali aree anche negli ultimi 10 anni, nonostante nel 42,6 per cento dei comuni ci siano aree a pericolo di frana, nel 5,6 per cento a pericolosità idraulica e nel 36,8 per cento a pericolo idraulico e di frana. Complessivamente l’84,9 per cento dei comuni laziali ha aree esposte a rischio e dei 17.232 kmq complessivi di superficie, il 7,7 per cento è a rischio idrogeologico.

A Roma. La situazione a Roma è particolarmente complessa, a fronte di una prevenzione quasi inesistente e qualche sporadica opera di mitigazione del rischio. In aree a rischio idrogeologico ci sono industrie, case, quartieri, strutture sensibili, nuove edificazioni. C’è manutenzione ordinaria, qualche opera di mitigazione del rischio, nessun intervento di delocalizzazione, scarsi sistemi di monitoraggio.

“Fermare il diluvio di cemento”. “È assurdo che nella nostra regione si continui a costruire in aree a rischio idrogeologico, nonostante sia ormai nota l’estensione di tali aree e nonostante i mutamenti climatici ci ricordino di continuo quanto pericolo possono scatenare” ha dichiarato alla presentazione della ricerca Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio. “Troppi comuni hanno interi quartieri a rischio e troppe amministrazioni concedono ancora autorizzazioni a costruire su aree a pericolo di inondazione o frana” ha continuato.

Fermare l’espansione infinita. “Per fermare l’aumento

dei rischi idrogeologici va bloccato per sempre il diluvio di cemento e fermata l’espansione infinita delle città, a partire da Roma, dove in ogni settore continua ad avanzare il cemento e contemporaneamente si rischia la paralisi della città e si trema ad ogni bomba d’acqua, al futuro sindaco chiederemo di fermare il consumo di suolo e avviare invece una sana e necessaria rigenerazione urbana a partire dalle periferie e dai quartieri più a rischio”.

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