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1 set

Lettera alla Raggi del direttorio: “Piena autonomia”. Sulle chat l’allarme degli attivisti: “Se forza con Marra viene giù il mondo”

ROMA – Salta il blitz di Beppe Grillo a Roma, già fissato per lunedì. Salta la lettera – già scritta – con cui il direttorio doveva dare “piena autonomia” a Virginia Raggi. Lo scontro nei 5 stelle è aperto. L’allontanamento del capo di gabinetto Carla Raineri, che ha dato il via alle dimissioni a catena dell’assessore al Bilancio e alle Partecipate Marcello Minenna e a quelle dei vertici delle società dei trasporti e dei rifiuti, Atac e Ama, sta creando un terremoto politico da cui il Movimento stenta a venir fuori.

I messaggi più eloquenti sono quelli che gli eletti si stanno scambiando in queste ore nelle chat private di Telegram e WhatsApp. “La paura grande riguarda il ruolo di capo di gabinetto. Se forza su Marra, viene giù il mondo”, scrive chi ha parlato con i vertici. Per scongiurare questo, per evitare che Virginia Raggi dia ancora più potere al vice capo di gabinetto, l’ex braccio destro di Gianni Alemanno e Renata Polverini Raffaele Marra, Beppe Grillo doveva venire a Roma già lunedì. Una decisione che però adesso – a sorpresa – rientra. Quel che è certo è che ieri i contatti telefonici con il fondatore sono stati frenetici. E che a preoccuparsi non sono state solo le parlamentari romane che più hanno seguito la vicenda (e che più sono infuriate con la sindaca): Paola Taverna, Roberta Lombardi, Carla Ruocco.

Le chiamate sono partite anche dal quartier generale della Casaleggio Associati. La gestione del siluramento di Carla Raineri non è piaciuta neppure a chi – come Luigi Di Maio – è convinto che la sindaca di Roma vada difesa e che le si debba accordare la libertà di azione che chiede. Solo, non si può fare nient’altro che resistere affermando – come ha fatto ieri il vicepresidente della Camera – che il problema non sia la guerra interna al Campidoglio che va avanti da oltre due mesi, ma l’ingerenza delle lobby, dei media, dei poteri forti.

C’è una cosa che però – al punto in cui si è arrivati – sarebbe considerata intollerabile: ed è proprio la promozione di Raffaele Marra, l’uomo che ha stilato la richiesta di parere all’Anac sulla nomina di Carla Raineri che ha fatto venire giù tutto. A questo punto, non bastano i consigli del minidirettorio o le cene della sindaca a casa di Alessandro Di Battista con i cinque esponenti di quello nazionale. Il fondatore – che ha dovuto abbandonare già da un po’ il suo “passo di lato” – è costretto a tornare a Roma per far sentire la sua voce. E il suo potere. Quello di dare o togliere il simbolo alle giunte del Movimento 5 Stelle.

Virginia Raggi ieri è crollata, ha pianto, ma non ha smesso per un attimo di essere combattiva. Nel pomeriggio riunirà quel che resta della sua giunta senza Marcello Minenna, che aveva le pesanti deleghe al Bilancio e alle Partecipate. In queste ore il suo staff sta tirando fuori dai cassetti i curricula scartati, per trovare il suo sostituto e quelli per i vertici di Ama e Atac.

Ieri, nella riunione con la maggioranza e alcuni assessori, a chi la contrastava ha urlato, con parole più eloquenti di queste: “Cosa volete da me? Sono io che rischio tutto”. Il Movimento, però, non è d’accordo. Luigi Di Maio e gli altri sanno che a rischiare tutto – su Roma – sono loro e la speranza di accreditarsi come una forza in grado di sfidare il Pd di Matteo Renzi alla guida del Paese. Per questo scrivono una lettera che dà a Virginia Raggi l’autonomia che chiedeva, ma che la inchioda una volta per tutte alle sue responsabilità.

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