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22 mar

Ludopatia, il barista romano: “Addio videopoker, nel mio locale ora il bookcrossing”

Gianni Carbonaro ha una stretta di mano ferrea, la battuta sempre pronta, un bar al civico 234 di via Conca d’Oro e da un anno ha sostituito due videopoker con un angolo dedicato al bookcrossing. “Se volete giocare – esordisce – possiamo organizzare una bella battaglia navale”. Guardando la libreria e la signora Clara, catturata da Venuto al mondo di Margaret Mazzantini, i ricordi si sovrappongono: “Io vengo dalle casette, dalle baracche. Vedere una vecchietta buttare i soldi fa male. Potrebbe essere mia nonna, mia madre. Prima venivano, chiedevano un caffè e poi si sporgevano verso le macchinette. Sentendosi in colpa… già, proprio così”.

Ora, però, la musica è cambiata – non quella di Celentano, “che mi fa sentire per una volta orgoglioso di essere italiano” e accompagna il tintinnio delle tazzine al bancone – grazie a un’intuizione del barista. “Ormai ho 52 anni – riprende Gianni, che ne dimostra almeno dieci di meno – e mi ero stancato di quell’andazzo. I videopoker peraltro portavano di tutto qui dentro. E più di una persona non mi faceva chiudere la sera, chiedendo di lasciare aperto. “Mò dovrà pur pagare sta macchinetta”, dicevano. E io rimanevo lì ad aspettare”. Perché? “Perché sò buono. Un sacco di gente mi vuole bene. Eppure per le slot ho subito pure un paio di furti. A quel punto mi sono detto “stop””.

Così un baretto di Conca d’Oro e i suoi muri tappezzati di locandine di vecchi film, dal primissimo episodio di Guerre Stellari ai classici di Alberto Sordi, hanno cambiato volto: “Sono passato dai giocatori seriali ai lettori seriali. Ma il problema, purtroppo, mi sembra più generale. Prima al lotto si giocava una volta a settimana, ora tre”. Prima di toccare gli anni ’90 (“È lì che è partito il boom delle macchinette”, ricorda Gianni) la conversazione si interrompe.

Nel locale entra una ragazza straniera: “Sono svizzera”. Gli occhi del barista si illuminano: “Se vuole ho un libro proprio per lei, in svizzero “. I due ridono, il siparietto dura qualche altro secondo e offre la sponda per riprendere il discorso: “‘Sti volumi li ho accumulati mese dopo mese. Me li hanno portati i clienti

dopo che hanno saputo del premio – Gianni mostra il trofeo Montesacro 2015 – e così in libreria ho un po’ di tutto”. Ecco un trattato di diritto commerciale del 1911, It di Stephen King per chi è alla ricerca di un brivido, un bel po’ di gialli da ombrellone e un dizionario italiano-inglese. “La mattina qualcuno si mette a leggere al tavolino – conclude il titolare – e, se il libro piace, sono pure pronto a regalarlo. Per me è una soddisfazione”.

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