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6 feb

Mafia Capitale, archiviazione per Alemanno e altri 112 indagati

Il gip Flavia Costantini ha archiviato le posizioni di 113 indagati sulle 116 complessive sollecitate nei mesi scorsi dalla Procura di Roma in relazione a quelle imputazioni legate a Mafia Capitale per le quali, però, non sono stati trovati “elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio”.

Il provvedimento di archiviazione riguarda, tra gli altri, l’ex Nar Massimo Carminati (già sotto processo nell’aula bunker di Rebibbia per il 416 bis) in riferimento al reato di associazione per delinquere finalizzata a rapine e riciclaggio, e poi Ernesto Diotallevi e Giovanni De Carlo, a suo tempo iscritti sul registro degli indagati perché sospettati di essere a Roma i referenti di ‘Cosa Nostra’, circostanza poi non suffragata da alcun riscontro.

Dal reato di associazione di stampo mafioso sono stati scagionati anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno (sotto processo attualmente per corruzione e finanziamento illecito), l’ex esponente di Ente Eur spa Riccardo Mancini, e gli avvocati Michelangelo Curti, Domenico Leto e Pierpaolo Dell’Anno.

E’ finita in archivio, poi, la posizione riguardante il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (che era indagato per corruzione e turbativa d’asta) e il suo ex braccio destro Maurizio Venafro (corruzione). Per tre posizioni minori, il giudice ha fissato la camera di consiglio e disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero.

Le motivazioni. “Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini non risultano idonei a sostenere l’accusa in giudizio nei confronti di Gianni Alemanno con particolare riguardo all’elemento soggettivo del reato (l’articolo 416 bis cp) in merito al ruolo di partecipe nel reato associativo” spiega il gip Flavia Costantini. Nel provvedimento di archiviazione, il giudice dimostra come fosse evidente dalle “risultanze investigative” che “alla base dell’aggiudicazione degli appalti pubblici alle cooperative riconducibili a Buzzi vi sia stata la diffusa opera corruttiva, elevata a ‘modus operandi’ e che proprio con l’elezione di Alemanno a sindaco di Roma, le stesse avessero moltiplicato il volume d’affari grazie alla ‘ramificazione’ delle ‘conoscenze’ in seno alla pubblica amministrazione”. Non solo, ma “molti soggetti collegati a Carminati da una comune militanza politica nella destra sociale ed eversiva ed anche in alcuni casi, da rapporti di amicizia, avevano assunto importanti responsabilità di governo e amministrative nella Capitale”.

“Ringrazio la magistratura” “Finalmente, dopo 26 mesi di attesa, è stata definitivamente archiviata dal giudice per le indagini preliminari l’accusa nei miei confronti per il reato assurdo e infamante di associazione a delinquere di stampo mafioso. Ho creduto nella giustizia, attendendo pazientemente questo momento e sopportando tonnellate di fango che sono state lanciate sul mio nome da esponenti politici e giornalisti che non sanno distinguere un avviso di garanzia da una condanna”. E’ il commento di Gianni Alemanno. “Analogo danno – aggiunge

Alemanno – è stato però evitato al governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Ringrazio la magistratura di cui ho sempre avuto fiducia, che mi ha ridato la mia onorabilità. Ora attendo che lo stesso facciano tutti quegli esponenti politici e giornalisti che hanno strumentalizzato queste indagini solo per utilità politica, dimenticando il danno che facevano non solo a me e alla mia famiglia ma a tutta la città di Roma”.

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