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20 feb

Mafia Capitale, Gramazio e l’appuntamento con Marchini: “Non sapevo che lo fissò Carminati”

“Ho conosciuto Massimo Carminati per la prima volta il 19 novembre 2012 al bar Vanni, in Prati. Me lo presentò Fabrizio Testa. Mi disse: sei il figlio di Domenico? Salutamelo”. Luca Gramazio, capogruppo Pdl prima in Campidoglio, sotto la giunta Alemanno, e poi in Regione, è l’unico politico del maxiprocesso Mafia Capitale ad avere la contestazione del 416bis, associazione a delinquere di stampo mafioso. La 179esima udienza nell’aula bunker di Rebibbia vede Gramazio, sottoposto a interrogatorio, unico protagonista.

I suoi rapporti col gruppo di Carminati e Salvatore Buzzi, secondo l’accusa, erano talmente solidi da consentire a Gramazio di destinare a loro fondi presi dalle casse del Comune. Una partita che, a dire di Buzzi, è costata alla holding 50mila euro. “Carminati ha dato a Gramazio 50mila euro per la vicenda delle piste ciclabili”, dice il ras delle coop il 28 marzo 2014. Ed effettivamente Gramazio non nega di essersi speso per l’affare “piste ciclabili” con un appalto da un milione di euro destinato alle cooperative, cadendo però in contraddizione. “L’ho fatto senza mai ricevere quei soldi. Era un mio

dovere politico. Anche se l’emendamento non fu fatto da me”.

E l’intercettazione che lo inchioda mentre parla col ragioniere comunale Salvi la spiega così: “Dissi ‘è mio emendamento’ ma dissi una bugia per atteggiarmi che avevo fatto una cosa politicamente spendibile per avere poi consenso elettorale. Intestarmi la paternità per la pulizia delle piste ciclabili poteva essere una cosa spendibile in campagne elettorali successive”.

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