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3 mag

Mafia Capitale, il capitano del Ros: “Così Buzzi vinse gli appalti a Ostia”

La “questione Ostia” è l’argomento trattato nella 57esima udienza del maxiprocesso Mafia Capitale. Nel giorno in cui dagli schermi Rai l’ex assessore alla legalità ed ex commissario del X Municipio Alfonso Sabella afferma che “A Ostia la mafia c’è, ed è un territorio più mafioso che corrotto, a differenza di Roma che è più corrotta che mafiosa”, il capitano del Ros Federica Carletti, interrogata dall’aggiunto Paolo Ielo e dal pm Giuseppe Cascini, spiega alla Corte cosa è accaduto nel municipio sul mare di Roma. Racconta quindi gli intrecci tra Fabrizio Testa, Paolo Solvi (già condannato con rito abbreviato a 2 anni e 2 mesi per corruzione) e l’ex presidente Pd Andrea Tassone con le cooperative Buzzi. Ma racconta anche episodi inediti che coinvolgono i funzionari di quel municipio e che dimostrano, ancora una volta, come la pubblica amministrazione abbia contribuito in maniera importante alle infiltrazioni in quel territorio, l’unico municipio sciolto per mafia della capitale.

Mentre l’ex presidente dem Tassone, seduto in aula accanto al suo avvocato, non perde una sola parola della teste, annuendo o scuotendo la testa a seconda della dichiarazione, il giudice Rossana Ianniello appunta sul suo pc ogni passaggio. Perché il capitolo Ostia non è affatto marginale nella partita Mafia Capitale.

Ed ecco quindi che spuntano due dettagli interessanti per comprendere come siano veramente andate le cose (almeno secondo l’accusa) sull’assegnazione della manutenzione e pulizia della spiaggia di Castelporziano e sul bando vinto, sempre dalla 29 giugno, per la potatura di alberi. “Per la gara del Lotto 2 (spiaggia Castelporziano) – spiega Carletti – parteciparono 5 cooperative e tutte erano riconducibili a Buzzi. Alla fine però soltanto lui si presentò al bando, gli altri servivano solo a dare una pluralità di soggetti in concorrenza, così come richiesto nella formulazione del bando”. Dalle parole del capitano del Ros spicca la figura del direttore dello Uoal (l’unità organizzativa ambiente e litorale) di Ostia, l’ingegner Paolo Cafaggi, che malgrado quanto sia emerso non è imputato nel maxi processo mafia capitale, ma rimosso dal suo ruolo immediatamente con l’arrivo di Sabella sul Litorale che capì subito come era stato diretto fino a quel momento l’ufficio.

Cafaggi, secondo l’accusa, non solo non fece nessuna verifica sulle offerte e sui ribassi (quello di Buzzi era del 3,5% ad esempio), ma neanche controllò che le cooperative partecipanti siano tutte legate allo stesso “imprenditore”. Pura distrazione? Dalle intercettazioni di Buzzi, spiega il capitano del ros, si evince che in quella partita per l’affidamento della pulizia di Castelporziano alla 29 Giugno addirittura c’era stato l’interessamento di Gramazio che attraverso Testa e a scendere fino ad arrivare a Tassone portò a dama il suo progetto.

È ancora il nome di Cafaggi a spiccare quando si parla dell’aggiudicazione dell’appalto per la potatura degli alberi sulle strade pericolose del X Municipio. Malgrado la relazione urgente di un esperto lungo quelle vie che scriveva, a caratteri cubitali, “richiesta intervento urgentissimo” in via dei Pescatori e “urgente” sulla via del Mare, l’ingegnere Cafaggi che avrebbe potuto intervenire per una volta a ragione, con l’affidamento in somma urgenza, se la prende comoda. Archivia quelle pratiche, dà il tempo a Buzzi and co di organizzarsi e qualche mese dopo crea un bando la cui selezione delle ditte da invitare viene congegnata e cucita su misura per eliminare ogni effettiva concorrenza. E Buzzi vince. Come? Malgrado fossero trascorsi mesi – spiega il testimone – e malgrado il valore della gara superasse il milione di euro, Cafaggi ricorre alla somma urgenza. Intervenendo persino con la richiesta di annullamento di un suo atto in autotutela quando scopre che una commissione aveva, nel frattempo, aggiudicato e appaltato altre due spiagge a cooperative estranee a Buzzi. Un passaggio incredibile, riportato anche nella relazione della Commissione Prefettizia, consegnata al tribunale: “Cafaggi si arrabbia quando apprende dell’aggiudicazione e dice che il bando indicava quale unica stazione appaltante la Direzione Ambiente

e Territorio (ovvero quella che lui governava) e che quindi il titolare di quei lotti era lui. Con una lettera chiede l’annullamento in autotutela del provvedimento del 9 febbraio 2015 (con cui si aggiudicavano 2 lotti), sconfessando di fatto anche l’attività della Commissione di gara, presieduta da Saccotelli, direttore dell’Ufficio Tecnico del X”.

Ad aprile Cafaggi verrà rimosso appunto dal suo incarico da Sabella. Ma ormai i giochi erano fatti.

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