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28 mar

Mafia Capitale, l’interrogatorio di Carminati: “Contento di essere vecchio fascista”

“Il mondo di sotto funziona molto meglio di quello di sopra ed è molto più semplice. Al Comune di Roma sono dei truffatori. Ci hanno dato lavori sapendo già che non ci avrebbero pagato. Se avessi conosciuto Lucarelli e il sindaco Alemanno, del quale non ho nessuna stima, sarei andato a buttargli giù la porta a calcio visto che non ci pagavano. Nel mondo di sotto la gente paga, in quello di sopra sono truffatori”.

Ancora: “M’ha difeso il ministro Minniti dall’accusa di essere nei servizi segreti o avere collusioni nelle forze dell’ordine, come meglio potrei smentire questa accusa? Per me è un’offesa essere tacciato di avere contatti o di essere nei servizi. Mi tocca difendere i poliziotti di Ponte Milvio che sono accusati di avermi dato informazioni sono perché sono venuti al distributore di Corso Francia. Io che difendo poliziotti. Capisce perché questo esame non lo volevo fare? A Roma sapevano tutti che c’era una grossa indagine in corso”.

Per la prima volta nella sua storia processuale Massimo Carminati parla. Accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e detenuto al 41 bis nel carcere di Parma dal 2 dicembre 2014 risponde alle domande dei suoi avvocati, Giosuè e Ippolita Naso. Maglioncino nero l’ex Nar tiene in mano degli appunti.

“Io sono sempre stato sottoposto a controlli delle forze dell’ordine. Verso la metà del 2011 era giugno, dopo una perquisizione della Digos, ho cominciato a vedere davanti al negozio della mia compagna dei controlli. Pensavo fosse per quella perquisizione. Le cose poi sono peggiorate e torno a casa mia a Sacrofano e vedevo i pedinamenti, dal benzinaio vedevo appostamenti, all’aeroporto trovo i carabinieri. Erano ossessivi. Ecco come me ne sono accorto. Ho un occhio solo ma ci vedo bene. E per questo ho preso telefono dedicati e li ho dati ai miei amici. Questo esame non lo avrei mai fatto se non me lo avessero chiesto i miei avvocati. Comunque non ho nulla da nascondere. Sono un vecchio fascista degli anni Settanta e sono contento di essere così”.

Nessuna soffiata dalle forze dell’ordine dunque sull’indagine del ros in corso. È la sua esperienza sulla strada ad avergli insegnato a guardarsi dalle guardie.

“Ho deciso di usare telefoni dedicati anche perché dovevo 20 miliardi per il furto al caveau alle parti civili. Nascondo i soldi rubati e gli do quelli che guadagno per bene? È che lavoro per dargli venti miliardi? Ma che scherziamo?”

L’aula bunker di Rebibbia alla sua 196esima udienza del maxiprocesso Mafia Capitale è gremita. Anche se il Cecato non ha dato il consenso per riprendere la sua immagine c’è molta attesa per il suo interrogatorio che, hanno assicurato i suoi difensori, durerà due giorni ma “sarà un esame limitato – spiega Ippolita Naso – come limitato è

il diritto di difesa del mio assistito che è in regime di 41bis”.

Carminati conosce bene le forze dell’ordine e sa perfettamente che “se a un certo punto prima li vedi con gli obiettivi di mezzo metro e poi spariscono è ovvio che ti hanno messo le telecamere. Se prima li vedi che ti seguono e poi non li vedi più è ovvio che ti hanno messo le microspie in auto. E infatti sistematicamente trovavo le cimici in tempo reale e le toglievo”.

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