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11 lug

Mafia capitale, “Scozzafava non mi convinceva, ma Alemanno tolse le deleghe a me”

“Quando rappresentai al sindaco Alemanno la mia perplessità su Angelo Scozzafava (ex direttore del Dipartimento Politiche Sociali, ora imputato a processo ndr), mi rispose che era suo uomo di fiducia e che quindi rimaneva al suo posto. Mi tolse le deleghe amministrative sul dipartimento, che vennero poi date in emergenza nomadi al prefetto, lasciandomi solo quelle politiche”. Tre ore di testimonianza senza sosta. La 105esima udienza si è aperta con l’audizione dell’ex vicesindaco di Roma, nella giunta Alemanno, Sveva Belviso, indicata come teste dalla difesa di Massimo Carminati. Lei in qualche modo provò ad arginare una situazione che, nel sociale, era visibilmente “strana” ma il suo giudizio su Angelo Scozzafava, fu sottovalutato “perché era noto a tutti la reciproca antipatia tra me e lui”. Per cui l’ex sindaco Alemanno scelse Scozzafava, lasciando al suo vice solo deleghe politiche e non quelle amministrative. Ovvero, come ha spiegato Belviso alla domanda dell’avvocato di parte civile (del Comune) Rodolfo Murra: “Se io volevo visionare un atto, dovevo chiederne l’accesso. Potevo solo dare indirizzi politici”. Ma a lei, terminato l’interrogatorio del penalista Ippolita Naso, vengono rivolte domande dai legali di tutti gli imputati, politici e amministrativi, del maxiprocesso Mafia Capitale. Ognuno cerca di smontare, attraverso le parole garbate e l’eloquio gentile della Belviso, le contestazioni che hanno portato i loro assistiti in carcere, sbriciolando accuse che, a dire della difesa, si reggono unicamente su conversazioni tra terzi.

I rapporti con Buzzi. “Buzzi lo conoscevo perché era un po’ un’istituzione, era un modello nel sociale, la sua laurea in carcere, il riconoscimento del presidente della Repubblica, 2000 operatori nella sua coop. Era un fiore all’occhiello nel sociale. Ma personalmente non ho mai avuto colloqui individuali con lui”. Così in aula l’ex vicesindaco di Roma ha descritto il ras delle coop. La telefonata furibonda. Quasi tutte le difese, ma soprattutto l’accusa e le parti civili, puntano su una telefonata del 2012 tra la Belviso e Scozzafava in cui lei lo rimprovera per averla bypassata ed essere poi andato a riferirne al capo segreteria di Alemanno, Lucarelli prima e all’ex senatore poi. Ne nasce una discussione furibonda in cui l’ex direttore del Dipartimento, scelto e messo lì, secondo le intercettazioni proprio dal gruppo di Buzzi e Carminati per agevolarli, minaccia di dimettersi. E l’ex vicensindaco risponde che per lei va bene. Sul perché discussero la Belviso non ricorda. Ma tanto Alemanno poi confermò i poteri a Scozzafava, indebolendo quelli del suo vice.

Dal “Senatore” al “nasone”. In politica, spiega Sveva Belviso, ci sono alcuni personaggi che vengono appellati con nomignoli. Ed è per questo che quando le chiedono conto dei suoi dissidi con Scozzafava che dice di rivolgersi al senatore, bypassandola, lei dice: “Posso affermare con esattezza che si tratta del senatore Augello, in ambito romano lo chiamiamo così, è un nomignolo con cui lo identifichiamo tutti. C’e Rampelli che viene chiamato il nasone, ad esempio. Io venivo chiamata la “maestrina” e io stessa fui a dare il soprannome a Scozzafava di “io speriamo che me le cavo” per la sua scarsa competenza nel redigere atti formali.

L’assunzione di Lattarulo, ex banda della Magliana, in Comune. Per comprendere i suoi rapporti con Buzzi e Carminati, l’avvocato Vasaturo (Libera) pone l’attenzione su una vicenda: l’assunzione alle Politiche Sociali di Maurizio Lattarulo, vicenda che, ricorda l’avvocato, la Repubblica rese nota il 28 luglio del 2012. “Voglio precisare che io conosco Lattarulo da quando ero consigliere municipale, lui faceva volontariato. Una volta diventata assessore ho la delega alle politiche sociali e volevo avere in staff un ex detenuto che potesse essere da modello di riabilitazione. Incontrai diverse persone: venne un ex spacciatore, un omicida e tra gli altri Lattarulo che avevo conosciuto come una brava persona, aveva pagato la sua pena con la giustizia e provava a dare un risarcimento alla vita facendo volontariato. Non sapevo però che era legato alla banda della Magliana, mi disse solo che la sua condanna era per associazione a delinquere”. La giudice Rossana Iudicello interviene: “Mi perdoni, non poteva

chiedere un casellario giudiziale prima di assumerlo in Comune?”, “O semplicemente fare una ricerca su google?”, incalza il penalista Vasaturo. A lei non interessava, era proprio un ex detenuto che voleva. Apprese che era stato nella Banda della Magliana dal sindaco Alemanno dopo due anni che lo aveva assunto e il giorno dopo lo licenziò “per l’immagine dell’amministrazione, sapeva Alemanno che alcuni giornalisti volevano parlare del caso”.

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