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27 set

Mafia Capitale,”quelle cene a pagamento per sostenere Alemanno”

Una campagna elettorale che ha sforato il budget consentito tanto da essere trasmessa negli uffici della Corte d’Appello “con uno sbilancio”. E tanto da necessitare una serie di interventi riparatori per ripianare i debiti, come cene post-elettorali al costo anche di 1000 euro a testa. Il dettaglio sulla gestione un po’ sopra le righe della campagna elettorale di Gianni Alemanno a sindaco di Roma, nel 2013, è stato riferito da una persona impiegata al tempo nella sua segreteria, Claudio Milardi. L’ex componete della segreteria è stato sentito come testimone nell’aula bunker di Rebibbia, per il maxi processo Mafia Capitale.

Milardi, chiamato come teste dalla difesa di Salvatore Buzzi, ha risposto alle domande ricostruendo proprio i rapporti tra Alemanno e il ras delle coop. Si è comportato diversamente, invece, Riccardo Mancini, ex ad di Eur spa, il quale si è avvalso della facoltà di non rispondere. Mancini, infatti, è indagato in questo procedimento, sebbene la procura abbia chiesto nei suoi confronti l’archiviazione, ed ha potuto scegliere di non testimoniare.

Milardi ha sottolineato di non essersi occupato da organizzatore, ma solo come “accompagnatore”, della corsa a sindaco di Roma nel 2013 di Alemanno. Una campagna costosa, stando a quanto raccontato: «C’erano ancora somme da pagare rispetto alle entrate della campagna – ha detto Milardi in risposta all’avvocato Alessandro Diddi, difensore di Buzzi -. Lo so di preciso perchè lo vidi con i miei occhi. Il rendiconto della campagna elettorale 2013 presentato aveva uno sbilancio. C’erano dei debiti evidenziati proprio nel deposito fatto presso la corte d’Appello».

Per ripianare quei debiti il comitato organizzatore della campagna, «una struttura interna nella Fondazione Nuova Italia», di cui Milardi non faceva parte perchè impiegato «nella segreteria del sindaco» ha organizzato anche delle cene elettorali. «Fu fatta una cena per ripianare i debiti della campagna. Nel novembre 2013. C’erano ancora somme da pagare. Io non me ne occupai, feci solo qualche chiamata». Tra i partecipanti anche uomini mandati da Buzzi: «Non so quanto costava un tavolo, di solito a persona erano dai 500 ai 1000 euro – ha spiegato Milardi -. Fui chiamato incidentalmente da Buzzi ma non specificai qual era la cifra. Questo tipo di cene non ha una tariffa standard. Lui mi disse: ‘Ne mando 5’. E io risposi: ‘Fai tu’». Proprio in seguito a quella cena, come sottolineato in aula dal pm Luca Tescaroli, sul conto della Fondazione Nuova Italia sarebbero arrivati due bonifici da 5 e 8mila euro da parte di una coop della galassia Buzzi.

Al termine della deposizione l’avvocato Giulio Vasaturo, parte civile per Libera, ha chiesto conto a Milardi di alcuni uomini al tempo gravitanti nell’orbita di Alemanno. Come Raffaele Marra, oggi dirigente comunale vicino alla sindaca Virginia Raggi: «Conosco Marra. Nell’ultimo anno in cui Alemanno era ministro dell’Agricoltura ebbe un ruolo in segreteria. Poi mi sembra che passò all’Unire (Unione nazionale incremento razze equine,

ente vigilato dal ministero Politiche agricole ndr.) con Franco Panzironi. E’ un ufficiale della Finanza che fece un concorso da dirigente presso il Cra, il Consiglio per la ricerca in agricoltura. Lo vinse e passò come dirigente dal Cra all’Unire. Non so se il passaggio nell’amministrazione comunale avvenne tramite Panzironi. E’ stato nel 2008: da dirigente dell’Unire a dirigente nel Comune. Una mobilità dirigenziale dall’Unire al Comune di Roma».

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