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7 feb

Messico, al Macro di Testaccio i sogni multimediali di Ortega

Si è aperta e prosegue fino al 22 marzo 2018 all’ex Mattatoio di Testaccio la mostra dell’artista Luis Felipe Ortega patrocinata dell’Ambasciata del Messico.

Un cospicuo numero di opere, tra video, fotografia, installazione e disegno, dà conto del procedere multimediale dell’artista, che ha rappresentato il Messico alla 56.a Biennale di Venezia. Il tema dello sguardo, dell'”esercizio dell’osservazione” – come dichiara l’artista – è centrale nel lavoro di Ortega, che necessita di un’attenta, prolungata visione. Se in Horizons (2013 – 2017) il lapis compone le tonalità diverse di un orizzonte, di uno spazio reale quanto mentale, in Looking through something that appears to be oneself (2014) il visitatore è invitato a rispecchiarsi nei minimi frammenti del reale, fotografati. Nel video Altamura (2016) le immagini di un paesaggio, accompagnate dalle voci di poeti, scrittori filosofi, scorrono lentamente quasi come fotogrammi e hanno la qualità dei frammenti temporali.

Dal sottile legame che nel corso del tempo ha intrecciato con altri autori, prende forma Double Exposure (Expanded) (2012-2017). Ovvero la rivisitazione di Flowers, il libro d’artista di Fischli & Weiss, così come il video Remake realizzato nel 1994 con Daniel Guzman, un rievocazione ante lit-teram di performance di Bruce Nauman, di Terry Fox, di Paul McCarthy.

Dell’inizio della sua carriera è Sanitary Report (1991) registrazione di due azioni – una in uno spazio domestico, l’altra per la strada – richiamandosi a Samuel Beckett invita a una riflessione sulla condizione umana.

Anche l’attualità trova spazio nella sua ricerca: quella dedicata ai 43 studenti di Ayotzinapa rapiti in Messico nel 2016 e uccisi è dedicato il complesso lavoro Long Night in the Present (2016). Così la grande installazione che campeggia tra le colonne al centro dello spazio espositivo Landscape and Geometry (for P. P. P.) del 2017. Un luogo declinato tra vuoto e pieno, dove alla leggerezza della trama ordita dai fili si accompagna la pesantezza delle pietre. L’opera prende ispirazione dall’articolo di Pier Paolo Pasolini “Il vuoto del potere” anche detto “l’articolo delle lucciole”. Ortega trasforma il pensiero dello scrittore in brano poetico poiché come dichiara: “l’artista crea uno spazio con un ordine particolare, a volte un disordine, o un altro tipo di ordine, che sfugge alla normalità”.

La mostra A Horizon Falls, a Shadow è corredata da un catalogo che ospita il testo della curatrice Lucilla Meloni, un intervento della scrittrice messicana María Virginia Jaua e una conversazione tra Luis Felipe Ortega e Claudio Crescentini. La produzione è della Galleria Montoro12.

Macro – Ex Mattatoio a Testaccio, Padiglione 9A. Aperto dal martedì alla domenica dalle 14.00 alle 20.00. Chiuso il lunedì

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